IATA, traffico aereo: previsioni peggiori del previsto

(Teleborsa) – Un colpo durissimo anche per il business del volo. Peggiorano infatti le previsioni relative alle perdite sul fronte del trasporto aereo. La IATA (International Air Transport Association), l’organizzazione mondiale delle aerolinee commerciali, che all’annuncio della pandemia di coronavirus aveva stimato una riduzione dei ricavi a livello globale di 252 miliardi di dollari, ritiene ora che le compagnie aeree vedranno ridursi la quota di 314 miliardi di dollari, ovvero il 55% in meno rispetto al 2019.

“Le previsioni per il settore diventano sempre più nere di giorno in giorno – ha dichiarato il francese Direttore generale e CEO della IATA, Alexandre de Juniac, già alla guida di Air France-KLM – e realisticamente la ripresa del traffico, dopo l’iniziale riapertura dei collegamenti interni nei singoli Paesi, potrà avvenire solo nell’ultimo trimestre dell’anno. Con primaria attenzione al recupero della fiducia da parte dei passeggeri, il che potrà avvenire solo attraverso un approccio su scala regionale”.

Premessa la necessità di introdurre regole per il rispetto della distanza di sicurezza tra le persone nei percorsi aeroportuali, sia in fase di imbarco che di sbarco che a bordo, de Juniac non ha escluso che potrebbe essere appunto necessario lasciare liberi posti sulle poltrone degli aerei per rispettare le distanze di sicurezza. Ciò almeno fino a quando non ci sarò più rischio di contagio. Misura peraltro già adottata da Alitalia.

L’aggiornamento dei dati, come spiega la IATA, riflette un “significativo peggioramento della crisi” e riflette i seguenti parametri: “forti restrizioni nei voli interni della durata di 3 mesi; alcune, o meglio significative, restrizioni sui viaggi internazionali e intercontinentali che si estendono oltre i 3 mesi iniziali; un forte impatto a livello mondiale, incluse Africa e America Latina (che avevano avuto una piccola presenza della malattia e che nell’analisi di marzo si prevedeva fossero meno colpite)”.

La domanda passeggeri (sia interna che estera) sull’anno, sempre secondo la IATA, dovrebbe ridursi del 48% rispetto al 2019. Questo per gli sviluppi economici generali, dal momento che il mondo si avvia verso la recessione e la domanda passeggeri segue da vicino la progressione in discesa del PIL, tanto che “solo l’impatto di un’attività economica ridotta dovrebbe tradursi in un calo dell’8% della domanda passeggeri nel terzo trimestre”. A pesare in modo determinante sono poi le restrizioni ai movimenti delle persone: l’impatto più forte è atteso in questo secondo trimestre 2020, dal momento che dall’inizio di aprile il numero dei voli è in calo dell’80% rispetto al 2019.

Le compagnie in possesso dei velivoli passeggeri più grandi, hanno da già messo a terra i propri Airbus A380, A340 e Jumbo Boeing 747. Per i pochi collegamenti a lungo raggio del momento, anche quanti in possesso di flotte molto diversificate, come ad esempio British Airways e Lufthansa, utilizzano preferibilmente Boeing 787 Dreamliner e Airbus A350, aerei modernissimi dai più bassi consumi, più piccoli e quindi con la necessità di equipaggi meno numerosi, ma tuttavia in grado di assicurare le medesime prestazioni, se non addirittura migliori, in termini di distanza da coprire senza scalo.

Chi non li possiede, si basa su Airbus A330 e Boeing 777. Questi ultimi capaci di trasportare anche più che soddisfacenti carichi di merce. Chi la fa da padrone sono le compagnie All Cargo (che stanno facendo incetta dei numerosi 747 sul mercato per la grandi capacità di carico da trasportare), tra cui spiccano UPS e DHL, in possesso ciascuna di flotte che contano diverse centinaia di aerei, grandi e piccoli, ovviamente nati o modificati per il solo trasporto delle merci. E alcune importanti compagnie “lungimiranti”, che hanno creato, mantenuto sviluppato anche in tempi non sospetti, al contrario di altri (vedi Alitalia, n.d.r.), apposita divisione cargo, come Emirates di Dubai.

In ogni caso, potremmo assistere ora alla scomparsa di più della metà dei ricavi dal trasporto passeggeri. Si tratterebbe di un colpo da 314 miliardi di dollari. Molti governi hanno avviato nuove o più ampie misure di sostegno finanziario ma la situazione resta critica”, aggiunge de Juniac, ricordando che “le compagnie potrebbero bruciare fino a 61 miliardi di dollari di riserve cash solo nel secondo trimestre. Questo mette a rischio 25 milioni di posti di lavoro legati al settore dell’aviazione. E senza un urgente sostegno molte compagnie non sopravvivranno nel momento di guidare la ripresa economica”.

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