I dazi di Trump colpiscono la UE mentre l’Italia e le forze politiche stanno a guardare

(Teleborsa) – “Dum Romae consolitur, Saguntum expugnatur”. Mentre a Roma si discute, Sagunto è espugnata. Mai tale frase utilizzata da Tito Livio nelle sue storie fu più adatta alla realtà contingente sia per l’Italia che per l’Europa.  Difatti la storia ci racconta un episodio drammatico della seconda guerra punica in cui mentre il Senato romano si accapigliava sul da farsi, Annibale dopo otto mesi radeva al suolo la città.

Abbiamo citato questo episodio non per drammatizzare la situazione ma perché, mentre l’Europa si ripiega su se stessa e guarda le ferite infertele dalla crescita dei movimenti sovranisti e mentre nel nostro paese si apre questa sera finalmente la speranza di un nuovo governo, oltre Atlantico invece si fanno i fatti. 

Trump ha infatti deciso di applicare le tariffe sull’acciaio del 25 per cento e sull’alluminio del 10 per cento a carico delle importazioni dalla Unione Europea che entreranno in vigore dalla mezzanotte. La risposta di Bruxelles in prima battuta è stata affidata al presidente della Commissione Europea Juncker: “Questo è un giorno molto brutto per il commercio mondiale, ha detto, faremo immediatamente ricorso alla WTO e annunceremo misure compensative nelle prossime ore”. E ha aggiunto: “È del tutto inaccettabile che un paese imponga misure unilaterali”.

La stessa Commissaria al Commercio, Cecilia Malmstrom, ha precisato:”gli USA hanno cercato di usare la minaccia dei dazi per ottenere concessioni dalla UE. Non è questo il modo in cui noi facciamo affari. Faremo tutto il necessario per proteggere il mercato UE dalle distorsioni commerciali causate dalle restrizioni USA”.

Si ricorda che la decisione d’imporre i dazi, presa il 23 marzo, era stata sospesa a maggio. La proroga veniva a scadenza stanotte e non sarà rinnovata.

Si realizzano quei timori recentemente espressi dal Governatore della Banca d’Italia Visco nella sua relazione all’assemblea di via Nazionale di due giorni fa. Visco aveva parlato di rischi dovuti all’introduzione di misure di protezione commerciale e di possibili ritorsioni che avrebbero avuto gravi ripercussioni sull’attività produttiva mondiale. 

Ma su questo il ministro al Commercio USA è stato chiaro: “guai a reagire”. Wilbur Ross ha spiegato “noi non vogliamo una guerra commerciale, sta all’Europa decidere se varare ritorsioni.” Difatti Trump potrebbe reagire mettendo nuovi dazi alle auto. E a questo punto a farne le spese potrebbe essere l’industria automobilistica tedesca che controlla il 90 per cento del segmento alto con marchi famosi in tutto il mondo come BMW, Mercedes, Audi, Porsche.

Solo la Germania perderebbe 20 miliardi di dollari. Comunque sarebbe tutta l’area euro a farne le spese, poiché è emersa dalla recessione con un aumento dell’export, nel resto del mondo, per oltre 500 miliardi di euro l’anno. L’Unione Europea vive difatti sulla domanda degli altri, comprimendo i consumi e l’America è il suo grande cliente e consumatore: il deficit di Washington sul resto del mondo è difatti uguale e contrario al surplus della zona euro.

(Dino Sorgonà)

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