Guerra valutaria, la banca centrale cinese fissa cambio yuan vicino 7 dollari

(Teleborsa) – La banca centrale cinese ha fissato il suo tasso di cambio a 6,99 contro il dollaro, lasciando andare lo yuan oltre la soglia psicologica di 7, per la prima volta in più di un decennio. Decisione che ha portato Washington ha definire ufficialmente la Cina un Paese “manipolatore” di valuta.

Obiettivo della People’s Bank of China è quello di cercare un equilibrio tra consentire una maggiore flessibilità dello yuan nel mezzo di una escalation della guerra commerciale e prevenire un circolo vizioso di deprezzamento e fuga di capitali.

Un chiaro segnale che Pechino potrebbe essere disposta a tollerare una maggiore debolezza della valuta, un fuoco sulle polveri nella guerra dei dazi tra Cina e USA. Deprezzare lo yuan significa che diminuiscono i prezzi dei prodotti denominati in quella valuta per gli acquirenti con altre monete, favorendo così le esportazioni. Ciò penalizzerebbe il commercio estero americano, alimentando le critiche del Presidente Donald Trump.

Secondo gli analisti il deprezzamento dello yuan potrebbe scatenare una guerra valutaria.

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