Italia-Canada: quanto stiamo guadagnando grazie al CETA?

Nei prossimi giorni, a Roma, dovrebbe essere discussa la ratifica dell'accordo commerciale di libero scambio

Il Ceta (Comprehensive Economic and Trade Agreement) è un trattato commerciale internazionale che sancisce il libero scambio tra il Canada e l’Unione Europea. Grazie agli accordi raggiunti tra il parlamento con sede a Bruxelles ed il paese nord-americano, vengono abbattuti i dazi sui prodotti importati ed esportati.

In un periodo come quello odierno, in cui a fare da padrona sulla scena mondiale è la guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina, una boccata d’ossigeno come il CETA è fondamentale in una prospettiva di globalizzazione. In questa proiezione, infatti, l’Italia è uno degli Stati con maggiore forza.

Vista la situazione economica interna tutt’altro che rosea vissuta dal nostro Paese negli ultimi dieci anni, l’industria ha dovuto necessariamente rivolgersi all’estero per sopravvivere. Si calcola, infatti, che l’impatto delle esportazioni verso i mercati esteri per il settore secondario nostrano incida per 411 miliardi di euro.

Nonostante siano state perse ben due posizioni nella speciale classifica che stabilisce il volume del mercato sul totale delle esportazioni mondiali, da settimi a noni, l’industria italiana sopravvive proprio grazie ai mercati stranieri. In particolare, da quando è stato siglato il CETA, l’Italia ha visto aumentare l’incidenza degli affari verso il Canada dell’11 %, con un rapporto import-export 1:3. Questo significa che per ogni prodotto che entra nel nostro Paese, grazie a questo accordo, ve ne sono tre che migrano dall’altra parte dell’Atlantico.

L’Italia ha così tanto successo all’estero grazie all’altissima qualità del proprio artigianato. Che sia alimentare, mobiliare o tessile, il “made in Italy” è un certificato di garanzia che ci permette di primeggiare sui mercati. Basti pensare che, ad esempio, il mercato alimentare ha subito un incremento del 40% in un anno, mentre per quanto riguarda il settore dell’oreficeria abbiamo toccato picchi del 44%. Questo ci ha permesso di guadagnare, stime alla mano, sette miliardi di dollari in un anno.

A risentirne maggiormente sono stati proprio i produttori canadesi che si sono dovuti adeguare alle severe normative europee per quanto riguarda la produzione di alimenti. Sia nell’agricoltura, per colpa del glifosato, sia nell’allevamento, a causa degli ormoni della crescita, i canadesi non riescono a tenere il passo. Questo succede perché Ottawa non finanzia direttamente le aziende agricole, né le supporta, come invece avviene in Italia. Ciò non permette di avere delle produzioni di qualità a prezzi moderati, e per abbassare i costi, e restare competitivi, i canadesi devono necessariamente affidarsi a questi mezzi.

Nonostante il grande svantaggio economico che ne sta traendo, il Canada sarebbe ben lieto di ratificare il CETA, poiché è negli interessi della loro nazione diversificare le esportazioni. Il loro export, infatti, dipende ancora al 70% dagli Stati Uniti, che in questo momento sono tutt’altro che stabili. Quindi, nonostante per loro sia, al momento, un accordo a perdere, i canadesi non vedono l’ora che l’Europa ratifichi in ogni singolo Stato il trattato.

Infatti, quello firmato con i canadesi è un accordo misto, poiché, dopo l’approvazione nei palazzi europei avvenuta nel 2016, ora la palla passa ai singoli Stati che devono confermare quanto deciso da Bruxelles. Il trattato è in vigore dal 21 settembre 2017, e questi giorni, in Italia, sono particolarmente caldi, poiché l’argomento sta venendo discusso in parlamento.

Teoricamente, questo è uno dei temi principali che saranno discussi a Roma in settimana, con possibili votazioni anche nella giornata odierna. Un’eventuale mancata approvazione frutterebbe un danno di circa 400 milioni di euro secondo il Corriere della Sera, mentre l’approvazione potrebbe riprodurre i modelli economici visti sin’ora.

L’Italia dei produttori e degli esportatori resta con il fiato sospeso.

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