Grecia, domenica si torna alle urne con un risultato in bilico

A distanza di 8 mesi dalle ultime elezioni politiche, ed a soli tre mesi dal referendum choc sull’euro, i greci tornano alle urne per scegliere un nuovo governo.

Si tratta delle quinte elezioni politiche degli ultimi sei anni, le seconde in meno di un anno.

La consultazione popolare, passata quasi in sordina sui media internazionali, potrebbe tornare ad avere pesanti riflessi sulla stabilità dell’Eurozona, se la vittoria di qualche partito estremista rischiasse di rimettere in discussione gli accordi sul salvataggio presi a luglio scorso.

Circa 10 milioni di greci saranno chiamati a scegliere il nuovo Parlamento, formato da 300 seggi, dopo le dimissioni di Alexis Tsipras. Il premier uscente ha lasciato l’incarico a fine agosto dopo essere riuscito a far approvare in Parlamento il piano per ottenere il nuovo salvataggio europeo da 86 miliardi di euro, trovandosi tuttavia senza maggioranza dopo che l’ala più intransigente del suo partito non aveva votato l’accordo con i creditori.

In lista ci sono 19 partiti che per ottenere il mandato di quattro anni dovranno superare la soglia minima del 3% dei voti.

Al momento il duello sembra essere tra Syriza e Nea Demokratia, guidata dall’avvocato Vangelis Meimarakis. I sondaggi indicano una sostanziale parità tra i due movimenti e già si parla di una possibile coalizione di governo dopo il voto.

A fare la differenza saranno gli elettori di Syriza delusi, che potrebbero volgere verso una sinistra più radicale oppure addirittura verso l’estrema destra di Alba Dorata.

Tsipras spera di ottenere il premio di maggioranza di 50 seggi e di raggiungere il 35% dei voti per governare solo con l’appoggio di un piccolo alleato. Quel che agli occhi degli esperti sembra più probabile è un governo di coalizione, guidato dallo stesso Tsipras o dal leader dell’opposizione Meimarakis, che potrebbe far leva su alcuni partiti minori filo-europeisti.

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