Grandi banche italiane, le commissioni trainano gli utili. Focus su derisking

(Teleborsa) – Un ritorno diffuso alla redditività, favorito dalla poderosa crescita delle commissioni sulla vendita di risparmio e assicurazioni (che trainano i bilanci in anni di margini d’interesse ridotti) e un costo del credito molto basso grazie alle garanzie prestate dallo Stato. Si potrebbe riassumere così il 2021 delle grandi banche italiane, che in questi giorni hanno diffuso i risultati del quarto trimestre 2021 e dell’intero anno. L’anno che si è da poco concluso è stato simile in termini di trend per i maggiori istituti del paese, che si sono però trovati davanti a sfide diverse. Se per Intesa Sanpaolo, forte della sua posizione incontrastata di prima banca del paese, è stato un anno tranquillo, UniCredit ha visto l’arrivo del nuovo amministratore delegato Andrea Orcel e mesi di negoziati per provare a integrare un perimetro di Monte dei Paschi di Siena. Il naufragio dell’operazione ha costretto MPS (e in particolare il principale azionista, il Tesoro) a riaprire le trattative con l’UE e mettere mano alla governance: in occasione delle presentazione dei conti è arrivato il cambio di AD, con Luigi Lovaglio che ha preso il posto di Guido Bastianini. Per BPER il 2021 è stato un anno trasformativo: si è conclusa l’integrazione del ramo di Intesa-UBI (con crescita di attivo e filiali), e sono state avviate le trattative per mettere le mani su Banca Carige. Banco BPM, la terza banca italiana per attivi, ha raggiunto i migliori risultati della sua storia e presentato il nuovo piano industriale al 2024.

I ricavi e i margini 2022 sono visti in crescita, sostenuti dalla crescita della componente commissionale (in particolare dal comparto dell’asset management e bancassurance), con la continua ripresa dell’economia che potrebbe consentire di contenere il peso dei crediti deteriorati e di conseguenza delle relative svalutazioni. L’attività di finanziamento alla clientela è prevista in crescita nel corso dell’anno, trascinata anche dai benefici derivanti dagli investimenti previsti dal PNRR. La ripresa dei tassi non è ancora vicina, ma promette di aumentare il margine d’interesse e di portare ulteriori utili nelle casse delle banche.

L’utile netto

Intesa Sanpaolo ha registrato un utile netto pari a 4.185 milioni di euro, rispetto ai 3.277 milioni del 2020, in crescita del 19,4% rispetto ai 3.505 milioni se si escludono le componenti relative all’acquisizione di UBI Banca e dell’impatto contabile del connesso impairment del goodwill. L’utile netto sottostante di UniCredit ha raggiunto i 3,9 miliardi di euro, in rialzo di 2,6 miliardi rispetto all’anno precedente, mentre l’utile netto contabile è stato positivo per 1,5 miliardi di euro nel 2021 (negativo per 2,8 miliardi nel 2020). Il risultato netto adjusted di Banco BPM al 31 dicembre 2021 è stato pari a 710,1 milioni di euro, in aumento del 114,9% rispetto ai 330,5 milioni registrati nel 2020. L’utile dell’esercizio di BPER è pari a 525,1 milioni di euro, rispetto ai 236,9 milioni di euro al 31 dicembre 2020, anche se i risultati sono poco confrontabili con l’anno precedente per l’acquisto del ramo di Intesa-UBI (l’avviamento negativo, il cosidetto Badwill, è stato pari a 1.127,8 milioni di euro). L’utile di MPS è stato di 310 milioni di euro, a fronte di una perdita di -1.687 milioni di euro conseguita nel 2020.

Le commissioni

Le commissioni nette di Intesa Sanpaolo sono state pari a 9.540 milioni di euro, in crescita del 9,3% rispetto ai 8.725 milioni del 2020; in dettaglio, c’è stato un aumento del 4,9% delle commissioni da attività bancaria commerciale e dell’11% delle commissioni da attività di gestione, intermediazione e consulenza. Le commissioni di UniCredit relative al 2021 hanno totalizzato 6,7 miliardi di euro, in rialzo del 12,1% rispetto all’anno precedente soprattutto grazie alle commissioni su investimenti. Le commissioni nette di Banco BPM hanno raggiunto i 1.911,2 milioni di euro, in crescita del 14,9% rispetto all’esercizio precedente. La banca attribuisce questa dinamica al contributo sia dei servizi di gestione, intermediazione e consulenza (+19,2%) per effetto di una crescita nella componente running, sia del comparto dei servizi di banca commerciale (+11), legati all’erogazione di nuovi prestiti e ai servizi di pagamento.

Le commissioni nette di BPER hanno raggiunto i 1.641,6 milioni di euro, con un 4° trimestre 2021 che ha visto una crescita dell’8,6% nelle commissioni relative al comparto della raccolta indiretta e bancassurance e del 5,7% nelle commissioni riferibili all’attività bancaria tradizionale. Le commissioni nette di MPS sono state pari a 1.484 mln di euro, in crescita del 3,8% rispetto all’anno precedente. Crescono i proventi sulla gestione del risparmio (+17,3%), sia per le maggiori commissioni sul collocamento prodotti, che per le maggiori commissioni di continuing, mentre calano le commissioni da servizi bancari tradizionali per la riduzione delle commissioni su credito (-5,3%).

Gli NPL

Lo stock di crediti deteriorati di Intesa Sanpaolo è sceso a dicembre 2021, dal dicembre 2020, del 27% al lordo delle rettifiche di valore e del 34,1% al netto, rispettivamente del 50,2% e 48% pro-forma tenendo conto della riduzione per cessioni prevista nel 2022 già oggetto di accantonamento nel quarto trimestre 2021; l’incidenza dei crediti deteriorati sui crediti complessivi a dicembre 2021 è pari al 3,2% al lordo delle rettifiche di valore e all’1,5% al netto. Il rapporto tra crediti deteriorati lordi e totale crediti lordi di UniCredit è stato in miglioramento al 3,6% (-0,9 p.p. sia trim/trim che a/a) a fine anno. Le esposizioni deteriorate lorde sono pari a 16,3 miliardi di euro (-21,3% trim/trim e -23,4% a/a). Le sofferenze lorde sono pari a 4,5 miliardi di euro (-32,8% trim/trim, -40,9% a/a), mentre le inadempienze probabili lorde (UTP) si sono attestate a 10,9 miliardi di euro (-16,5% trim/trim, -15,1% a/a). Banco BPM ha osservato una riduzione delle sofferenze lorde a 2,2 miliardi di euro da 3,6 miliardi di euro del 31 dicembre 2020 (-38,8%), con un calo dell’incidenza sugli impieghi lordi dal 3,1% di fine 2020 all’1,9%. La banca ha registrato una riduzione dei crediti non performing lordi a 6,4 miliardi di euro da 8,6 miliardi di euro del 31 dicembre 2020 (-25,7%), con un calo dell’NPE ratio lordo dal 7,5% di fine 2020 al 5,6%.

A fine 2021 i crediti deteriorati di BPER erano di 4 miliardi di euro (-8,2% da fine settembre 2021). L’incidenza sul totale dei crediti lordi (NPE ratio lordo) è pari al 4,9%, in ulteriore calo rispetto al 5,5% di fine settembre 2021 (7,8% a fine 2020), grazie ad ulteriori cessioni. Con riferimento alla composizione dei crediti deteriorati lordi, le sofferenze sono pari a 2 miliardi (-14,3% t/t), le inadempienze probabili a 1,9 miliardi (+0,5% t/t); i crediti scaduti ammontano a 127,8 milioni (-20,1% t/t). A fine dicembre lo stock dei crediti deteriorati lordi di MPS era pari a 4,1 miliardi, in lieve calo rispetto al 30 settembre (4,3 miliardi). La percentuale di copertura dei crediti deteriorati è salita a 47,9% principalmente per effetto dell’incremento del coverage sugli UTP. L’esposizione lorda delle sofferenze, pari a 1,7 miliardi di euro, è stabile rispetto al 30 settembre, l’esposizione lorda delle inadempienze probabili è in riduzione a 2,3 miliardi di euro, e l’esposizione lorda dei finanziamenti scaduti deteriorati è stata in calo a 60,7 milioni di euro.

Costo del credito

Le misure di sostegno per fronteggiare il Covid-19 hanno fatto diminuire il costo del credito, ovvero gli oneri e i costi sostenuti dagli istituti per dare corso ai finanziamenti. Il costo del rischio di Intesa Sanpaolo del 2021 è stato di 59 centesimi di punto (da 97 nel 2020), a 25 se si esclude lo stanziamento per accelerare la riduzione dei crediti deteriorati (da 48 nel 2020 se si esclude lo stanziamento per i futuri impatti di Covid-19). Il costo del rischio contabile 2021 di UniCredit si è assestato a 37 punti base, in calo di 68 punti base rispetto all’esercizio precedente, registrando una tendenza di diminuzione in tutte le divisioni (si è attestato a 74 pb nel quarto trimestre per gli impatti da quadro normativo avverso e per l’incremento delle svalutazioni relative alle esposizioni deteriorate). Al 31 dicembre 2021 il costo del credito di Banco BPM risulta pari a 81 p.b., che scende a 55 p.b. escludendo le componenti non core. Il costo del credito di BPER si attesta a 106 p.b. nel 2021 (67 p.b. escludendo le rettifiche su crediti addizionali). MPS ha avuto un costo del credito a 31 bps, in linea con il costo del credito del 2020 (escluso il contributo dell’operazione hydra e le rettifiche legate allo scenario macro covid).