Governo Pd-M5s, le riforme su cui punteranno in caso di alleanza

Dem e pentastellati alla ricerca di punti chiave su cui costruire la maggioranza: le proposte messe sul tavolo

I pentastellati e il Pd, dopo le consultazioni con il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, hanno iniziato le trattative con il fine di trovare dei punti chiave condivisi su cui far partire il nuovo esecutivo.

Da un lato dubbi, divergenze e vecchie ruggini. Dall’altro diversi argomenti cardine su cui le visioni del M5s e dei Dem non sono distanti. Anzi, non sono pochi i temi sui quali si riscontra una certa vicinanza e che fanno pensare che alla fine gli ostacoli saranno superati e che, dunque, vedrà la luce il governo a tinte giallo-rosse.

Luigi Di Maio ha fin da subito stabilito la questione da cui non si può prescindere: il taglio dei parlamentari. Il Pd non è contrario, nonostante in Parlamento abbia sempre votato contro la riforma per come è stata finora proposta. L’idea Dem è di inserirla in un contesto più ampio in cui si ripensi anche la legge elettorale. La comunione d’intenti sembra comunque esserci.

Anche sulle ricette economiche ‘eque‘ risulta un buon feeling tra i due partiti. Il disinnesco dell’aumento dell’Iva, la misura inerente al salario minimo, il taglio del cuneo fiscale e i provvedimenti a favore delle famiglie e di coloro che hanno particolari emergenze, sono tutti temi cari sia in casa Cinque Stelle, sia in casa Pd. Un loro eventuale governo archivierebbe l’idea leghista della Flat Tax per puntare su un miglioramento del sistema fiscale con aliquote progressive.

La legge sul conflitto di interessi e la riforma del sistema Rai sono ulteriori punti di concordanza. Sulla prima il Pd ha già depositato due proposte di legge ed è un suo argomento ‘storico’, risalente alle battaglie contro i governi berlusconiani. Anche il secondo è un tema su cui si discute da tempo. Il modello che vorrebbe il M5s, su cui non dovrebbe trovare opposizione dal Pd, è quello della Bbc inglese, organizzata fuori da logiche partitiche.

Altro terreno su cui c’è una simile visione di vedute, è quello di lavorare per una svolta decisa sugli investimenti green. Sia M5s sia Pd la pensano nello stesso modo, immaginandosi un’Italia del futuro totalmente sostenibile e rinnovabile. Certo permangono alcuni spigoli da limare, come ad esempio il parere negativo alle trivelle e ai termovalorizzatori del M5s. Anche qui, però, la sensazione è che si possa conciliare.

C’è poi da risolvere la riforma della Giustizia. In questo caso la materia è particolarmente complessa. Le linee guida dettate dai pentastellati mirano a diminuire i tempi e a ripensare da capo il modo di elezione del Csm, oltreché a puntare ad annullare la prescrizione in caso di sentenza di condanna in primo grado. Con il Pd si può ragionare, le distanze non sono incolmabili.

C’è poi il capitolo dell’Autonomia regionale differenziata che, sulla carta, dovrebbe vedere i Cinque Stelle più vicini al Pd piuttosto che alla Lega. Il Movimento e i Dem infatti condividono la volontà di un paese omogeneo nei livelli di qualità dei servizi, da perseguire senza creare squilibri regionali. Sulla riforma c’è molto da lavorare.

Lotta all’evasione fiscale, incremento della tracciabilità dei flussi finanziari e battaglia all’organizzazione dell’immigrazione clandestina (con un modello modificato rispetto ai decreti sicurezza a firma Lega), sono altri tasselli potenzialmente condivisibili che non celano all’apparenza profonde spaccature tra le due forze politiche. In aggiunga, c’è la volontà di entrambi di tendere una mano al sud con un piano di investimenti ad hoc.

Simile ottica anche per quel che riguarda il concetto del sistema scuola, e della tutela dell’acqua e della sanità pubblica.

Questi i punti su cui Dem e Pentastellati stanno ragionando e paiono affini. D’altro canto non mancano temi su cui si trovano lontani. Ad esempio la TAV, argomento sempre caldo e su cui si è consumata parte della crisi del governo giallo-verde.

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