Con il decreto crescita il governo paga i debiti di Roma

Nel testo approvato un "capitolo" per trasferire i 12 miliardi di debiti allo Stato. E dal 2021 si potrà ridurre Irpef per i romani

Si scrive Decreto Crescita ma si legge Salva Roma. Infatti una norma inserita nel testo approvato dal Consiglio dei ministri, porterà lo Stato a farsi carico direttamente di gran parte del debito del comune di Roma, e permetterà di mettere in sicurezza il bilancio comunale evitando il rischio di una crisi di liquidità per la Capitale.

Una crisi di liquidità fortissima che entro il 2022 avrebbe soffocato la città. Ne dettaglio entro il 2021 verrà chiusa la «bad company» che ha in carico i 12 miliardi di euro di debito storico di Roma: lo Stato se ne accollerà la gran parte riducendo però il suo contributo di 300 milioni l’anno destinato al commissario, a cui si aggiungono i 200 stanziati dalla città. In questo modo i conti di Roma vengono messi in sicurezza sino al 2048 e (in prospettiva) ai romani viene prospettata una possibile riduzione dell’addizionale Irpef. Per i residenti a Roma infatti al momento è l’addizionale la più alta d’Italia – pagata dai romani proprio per contribuire a pagare i relativi mutui accesi con le banche.

“Oggi chiudiamo i conti con il passato. Dal 2021 chiuderemo la gestione commissariale, cesserà di esistere la struttura. Questo consentirà di mettere in sicurezza il piano di rientro fino al 2048 e libererà risorse fino a 2,5 miliardi. Dal 2021 quindi si potrà ridurre l’Irpef”.Le parole del primo cittadino di Roma Virginia Raggi dopo l’annuncio del Decreto.

Già nel 2009 con la legge di “Roma Capitale” il debito di Roma era stato rapportato a una bad bank e coperto per tre quinti da tutti gli italiani e per due quinti dai romani. Ora arriva il “decreto crescita” che trasferisce allo Stato il debito accumulato dal Comune di Roma: 12 miliardi di euro. I cittadini romani pagheranno di meno e si ritroveranno liberi dai debiti a spese del resto degli italiani.

Oltre al capitolo “Roma” il decreto licenziato su proposta del Presidente Giuseppe Conte, del Ministro dell’economia e delle finanze Giovanni Tria e del Ministro dello sviluppo economico Luigi Di Maio, prevede anche sgravi e incentivi fiscali, disposizioni per il rilancio degli investimenti privati, norme per la tutela del made in Italy e ulteriori misure per la crescita.

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