Governo, domani Draghi avvia le consultazioni. I dossier sul tavolo del nuovo esecutivo

(Teleborsa) – Dopo i due colloqui di rito con i presidenti di Camera e Senato Roberto Fico ed Elisabetta Casellati e l’incontro con il presidente del Consiglio dimissionario Giuseppe Conte, domani il premier incaricato Mario Draghi avvierà le consultazioni tra i partiti e i gruppi, che oggi hanno avuto il tempo di confrontarsi per decidere una linea. Mentre nel corso della giornata sono emersi rumor, poi smentiti da Palazzo Chigi, su un possibile coinvolgimento di Conte nel nuovo governo, rimane il nodo sulla natura del prossimo esecutivo che, nonostante il pressing dei partiti sugli innesti politici, potrebbe seguire la strada del gabinetto puramente tecnico.

“Vincere la pandemia, completare la campagna vaccinale, offrire risposte ai problemi quotidiani dei cittadini, rilanciare il Paese, sono le sfide che ci attendono” ha affermato Draghi nel suo breve e conciso discorso al Quirinale. Dal punto di vista del metodo ha voluto sottolineare la volontà di rispettare la politica, uscita come grande sconfitta dall’esito della crisi, “fiducioso che dal confronto con i partiti e i gruppi parlamentari e dal dialogo con le forze sociali emergerà unità e con essa la capacità di dare una risposta responsabile e positiva all’appello del presidente della Repubblica”.

Se l’ex presidente della Banca centrale europea riuscirà a convincere a dare un sostegno “forte” al governo che dovrà nascere, il nuovo esecutivo si troverà a fronteggiare diversi dossier di peso rimasti sospesi, dalla Rete unica ad Autostrade. Una volta sciolta la riserva l’agenda del governo vede, tra le altre, la questione del decollo della nuova Ita, il cui piano industriale è ora all’esame delle Commissioni competenti di Camera e Senato, chiamate a esprimere un parere motivato non vincolante al quale seguirà quello decisivo di Bruxelles che chiede discontinuità rispetto alla vecchia compagnia. Centrale rimane, poi, il dossier Aspi. Il consorzio Cassa Depositi e Prestiti con i fondi Blackstone e Macquarie, ha ancora un mese per presentare l’offerta finale. In ottica di Recovery Plan, tra i dossier più rilevanti, figura quello della Rete unica dal momento che uno degli obiettivi dichiarati del Next Generation EU è procedere alla digitalizzazione del Paese. Il processo è iniziato con la cessione avviata lo scorso 18 dicembre da Enel di una quota tra il 40 e il 50% di Open Fiber (la jv tra Enel e Cdp nata per cablare le aree bianche del Paese) al fondo Macquarie, con l’ipotesi che Cassa depositi e prestiti, presente con quasi il 10% anche nell’azionariato di Telecom Italia, arrivi alla maggioranza. La decisione di Enel su Open Fiber è stata legata proprio al progetto di una rete integrata caldeggiato dal governo Pd-M5S. Il percorso avviato dovrebbe portare alla nascita di AccessCo, la società unica delle reti frutto dell’integrazione degli asset di FiberCop e di Open Fiber. I cda di Tim e di Cdp alla fine dello scorso agosto hanno dato il via libera alla firma della lettera d’intenti con Cdp Equity che mira alla fusione. Tim è destinata a detenere almeno il 50,1% di AccessCo e l’indipendenza e la terzietà della società sarà garantita attraverso un meccanismo di governance condivisa. Su tavolo anche il dossier ex Ilva. A fine gennaio, ha visto l’ok dell’Antitrust europeo sull’accordo di coinvestimento tra Invitalia e A.Mittal, che sancisce l’ingresso dello Stato nella siderurgia. Tuttavia, al momento i 400 milioni con cui Invitalia dovrebbe acquisire il 50% del capitale di Am. Invest.co non sembrano essere stati ancora sbloccati così come risultano congelate le norme per l’integrazione salariale alla cig dei 1.600 lavoratori dell’Ilva in amministrazione straordinaria. A breve, inoltre, si aprirà la partita delle nomine relative alla governance della newco con cui dare corpo alla produzione di acciaio condiviso: allo Stato infatti spetta la nomina del presidente (l’ad è di competenza A.Mittal) e di 3, su 6, membri del Cda. E le nomine, da qui alla primavera, – secondo i calcoli del centro studi Comar – riguarderanno anche le oltre 550 poltrone che si libereranno in società pubbliche del calibro di Cassa Depositi e Prestiti, Fs Spa, Saipem, Invimit, Sogei e del Gse (Gestore servizi energetici) a cui si aggiungono le controllate di Enel, Eni, Poste e Leonardo, Invitalia e Sport e Salute.

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