Governo Conte bis: perché la pressione fiscale rischia di aumentare

Debito pubblico e deficit: il nuovo Esecutivo formato da Pd e M5s non ha ancora chiarito la propria posizione

Al Governo Conte bis attendono diverse sfide a partire dalla fine di questo mese. Pd e M5s continuano a parlare di riduzione della pressione fiscale, ma senza un programma preciso l’aumento delle tasse sarà inevitabile.

Sul tavolo delle trattative, sia il Movimento 5 Stelle che il Partito Democratico sono più volte intervenuti sui temi economici caldi. Quello a cui i due partiti puntano, di fatto, è raggiungere l’accordo sugli interventi di comune interesse, lavorando su manovre volte a ridurre il cuneo fiscale, garantire maggiore sostegno alle famiglie e promuovere misure per la natalità e aiuti per i disabili.

I conti pubblici dello Stato, però, sono peggiorati negli ultimi mesi e il deficit rischia di essere sempre più insostenibile, e questo Pd e M5s non possono ignorarlo. Il Governo Conte bis, inoltre, nel varare la nuova manovra economica, non può non tenere conto delle promesse fatte all’Ue.

Sia Conte che il Ministro Tria, quando Bruxelles minacciava di avviare una procedura di infrazione contro l’Italia, hanno preso un impegno con l’Europa. Il percorso di finanza pubblica concordato con la commissione Ue, nello specifico, prevede lo stanziamento di 23,1 miliardi di euro per fermare gli aumenti Iva e l’individuazione di altri 15 miliardi per l’emanazione della Flat Tax. Il nuovo Governo, quindi, deve trovare i fondi per far fronte a tutto questo.

Ma con un debito pubblico che preoccupa sempre di più e le casse dell’Erario sofferenti, come può il Conte bis concentrarsi sui punti del suo programma senza aumentare le tasse? Per far quadrare i conti, secondo gli esperti, potrebbe essere indispensabile procedere con un taglio della spesa pubblica attraverso un’eliminazione di agevolazioni e sgravi fiscali che, fino ad oggi, hanno permesso ai contribuenti italiani di pagare meno tasse.

Nel programma del nuovo Governo, comunque, si parla di un taglio delle “tax expenditures”, ovvero di spese fiscali pronte ad essere tagliate. Un intervento di riduzione delle spese senza un contemporaneo intervento sulle aliquote Irpef, tuttavia, rischia di vanificare qualsiasi buona intenzione, facendo crescere inevitabilmente la pressione fiscale sui contribuenti.

L’Esecutivo, intanto, entro il 27 settembre 2019 dovrà procedere con la nota di aggiornamento Def. Dalle scelte messe nero su bianco sul documento, dunque, sarà possibile capire quale strada Pd e M5s hanno scelto di percorrere in questo senso.

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