Golden Power, l’ombrello di protezione statale delle attività critiche raggiunge Borsa Spa

E’ in via di definizione il Dpcm attuativo del Golden Power e si lavora anche ad alzare uno scudo su Borsa Spa

E’ in via di definizione il Dpcm attuativo del Golden Power, il potere di veto concesso allo stato per alcune infrastrutture e servizi critici per il Paese, che adesso arriva anche ad alzare uno scudo su Borsa Spa, la società che gestisce l’unica piattaforma di scambi di titoli in Italia.

La bozza del Dpcm è ancora una ipotesi di lavoro, ma si aggiungono ogni giorno nuovi settori – l’ultimo appunto quelli degli intermediari finanziari – e nuove regole. La crisi da Covid-19 ed il crollo dei mercati, infatti, hanno posto all’Italia e all’Europa nuovi problemi, per evitare che società estere dotate di ampia liquidità potessero fare shopping nel nostro Paese e nel resto d’Europa, acquistando società chiave per la nostra economia e per quella europea.

Cos’è il Golden Power

E’ il potere concesso al Governo di bloccare l’acquisizione di una società italiana da parte di una società estera nei casi in cui questa operazione rappresenti una “minaccia di grave pregiudizio degli interessi pubblici. Sono coinvolte le società più grandi che hanno almeno 300 milioni di fatturato e 250 dipendenti.

Ciò avviene solo per alcuni settori specifici di rilevanza “strategica” e con particolari modalità: lo Stato può fare esplicita opposizione all’acquisto di partecipazioni; può porre un veto sull’adozione di delibere societarie; può imporre specifiche condizioni all’acquisto.

La materia era precedentemente disciplinata dal decreto legge n. 21 del 2012 e successive modificazioni, ultima quella del 2019 che aveva inserito in elenco le attività legate alle reti 5G, oggi in fase di aggiornamento post Covid-19.

Settori “protetti”

In base alla normativa del 2012, questo superpotere copriva il settore della Difesa, quello delle Comunicazioni, quello dell’Energia e quello dei Trasporti, poi nel 2019 è stato inserito un riferimento specifico alle Telecomunicazioni ed in particolare alle reti 5G, in linea con quanto avvenuto nel resto d’Europa.

Con la crisi del Covid-19 il mondo è cambiato, l’Italia si è trovata esposta alle speculazioni finanziarie e si sono poste nuove priorità, ad esempio quella di tutelare la salute pubblica, rafforzando (e proteggendo) il settore sanitario. E quindi l’elenco di attività critiche si è allungato, comprendendo anche la Sanità e tutte le attività che hanno a che fare con l’approvvigionamento di medicinali e macchinari per la sanità.

Ma non è finita qui, la normativa in via di definizione ora ha allargato l’ombrello di protezione ad altri settori, ad esempio l’agroalimentare e tutto ciò che ha a che fare con l’alimentazione. Una tutela anche del Made in Italy.

Fra le attività critiche rientrano anche i servizi di intelligence, tant’è che il Copasir ha recentemente fatto delle proposte per rafforzare ulteriormente la disciplina del Golden Power, ma anche lo Spazio e l’intelligenza artificiale.

Con la Difesa sono stati inseriti anche i beni e servizi “dual use”, ossia quelli che nascono per usi civili ma possono essere impiegati anche nel campo della difesa, mentre la tutela dell’Energia si è portata dietro anche la protezione delle attività del settore Acqua.

Si teme per banche e assicurazioni

Ovviamente uno dei settori strategici per l’economia, perché rappresenta la sua linfa vitale è tutto quello che ha a che fare con la gestione del denaro (si pensi al bisogno di liquidità che il Covid-19 ha riproposto).

Fra i settori che necessitano di protezione vi sono dunque banche ed assicurazioni che gestiscono i flussi di liquidità e la trasmissione all’economia reale. In questo caso il problema è ancora più ampio, visto che spesso basta acquisire anche una piccolissima quota di partecipazione per esercitare un controllo di fatto.

Assieme a banche ed assicurazioni, la tutela copre anche altri tipi di intermediari finanziari, inclusi i sistemi che gestiscono i pagamenti elettronici, il fintech e l’insurtech.

Uno scudo per Borsa SPA

Da ultimo si lavora anche per proteggere il nostro unico mercato finanziario, la Borsa di Milano, gestita da Borsa Italiana, che include anche la piattaforma gestita MTS SpA dove quota la gran parte dei titoli di Stato italiani.

Nel decreto dovrebbero infatti rientrare anche le “piattaforme per la negoziazione multilaterale di strumenti finanziari o di depositi monetari, per l’offerta di servizi di base dei depositari centrali di titoli e di servizi di compensazione in qualità di controparte centrale nonché per la compensazione o il regolamento dei pagamenti”.

C’è da dire che Piazza Affari è controllata dal 2007 dal London Stocks Exchange, che gestisce la Borsa di Londra. Tuttavia, la City è in trattative da mesi con l’Ue per acquisire Refinitiv, la più grande piattaforma tecnologica di trattamento dati europea, ceduta da Reuters e Blackstone.

L’operazione potrebbe costringerla a cedere qualche asset, fra cui Borsa Italiana, per la quale si sono rifatti avanti sia Euronext, la società che gestisce le borse di Parigi, Bruxelles ed Amsterdam, sia Deutsche Boerse, che gestisce il mercato di Francoforte.

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