Gli effetti perversi del lockdown: salute mentale a rischio per 41% individui

(Teleborsa) – L’epidemia di Covid-19, il lockdown e le decisione assunte dai governo per superare l’emergenza hanno avuto e continueranno ad avere ripercussioni profonde sulla salute mentale delle persone. Ed il rischio, pari al 41% in Italia, al 46% in Spagna ed al 42% in Regno Unito, è tanto più alto quanto maggiore è la fragilità socio-economica delle persone (perdita del posto di lavoro, chiusura dell’attività, famiglia a carico, figli in età scolare ecc.). In realtà la situazione è anche più preoccupante, perché se si considera la porzione di individui che si è sentita depressa con una certa frequenza, questa percentuale sale in Italia al 59%, in Spagna al 67% e nel Regno Unito al 57%.

E’ quanto emerge da una analisi condotta da Open Evidence, spin off della Universitat Oberta di Catalunya, è stato realizzato in collaborazione con BDI Schlesinger and Group e con ricercatori di varie università (Università degli studi di Milano, UOC, Universidad Nacional de Colombia, Università degli studi di Trento, Glasgow University).

Il sondaggio, condotto parallelamente in Italia, Spagna e Regno Unito, punta innanzi tutto ad evitare risposte socialmente accettabili, attraverso il ricorso ad una metodologia innovativa. Per tre settimane consecutive nei tre paesi gli stessi 1.000 individui (campione rappresentativo della popolazione di età compresa fra i 18 e i 75 anni) hanno risposto a domande sullo stato di salute, sul proprio stato d’animo, sulle condizioni economiche ed eventuali eventi stressanti (perdita posto di lavoro, chiusura attività), sulle criticità legate a situazioni abitative e relazioni sociali. Inoltre, sono stati coinvolti in tre esperimenti (uno per settimana), volti a ottenere risultati scientificamente attendibili sulla valutazione dell’azione e della comunicazione da parte dei governi e sugli effetti cognitivi e comportamentali del lockdown.

Dall’analisi emergono due importanti risultati/affermazioni:


OCCUPATEVI ANCHE DELL’ECONOMIA!

In tutti e tre i paesi una larga maggioranza di intervistati concorda con l’affermazione secondo cui “il governo non dovrebbe concentrarsi solo su come contenere il contagio, ma anche come evitare una crisi economica”. Il sostegno a questa affermazione è marcatamente più alto in Italia (67,4%) che in Spagna (58,2%) e Regno Unito (59,8%). Anche differenza tra il sostegno indiretto e quello diretto, misura l’Effetto di Desiderabilità Sociale (EDS), è più alto in Italia e Regno Unito e minore in Spagna.


BASTA MISURE RESTRITTIVE SENZA UN CHIARO PIANO DI USCITA!

Il sondaggio ha rivelato anche che “il governo non dovrebbe concentrarsi solo sul comunicare ai cittadini come rispettare le misure di sicurezza, ma anche spiegare in modo chiaro come sta pianificando l’uscita dalla crisi”. In Italia il sostegno è ampio (65%) ma inferiore rispetto a Regno Unito (72,6%) e Spagna (71,6%).

“Il rischio di contagio è quindici volte inferiore al rischio di salute mentale”, ha affermato il Direttore della ricerca Prof. Cristiano Codagnone (Università degli studi di Milano e UOC) che Teleborsa ha intervistato per approfondire le metodologie ed i risultati dell’indagine.

Dott. Codagnone, innanzi tutto un chiarimento sulla metodologia della ricerca, che non è stata condotta sul modello del sondaggio per evitare risposte socialmente “accettabili”. Ci può chiarire cosa significa e come è stata somministrata sul campione?

“La nostra rilevazione viene effettuata per 3 settimane di seguito sulle stesse persone e con domande ripetute. Abbiamo spezzato il campione in 4 gruppi in maniera randomizzata: al primo gruppo abbiamo fatto la domanda diretta; ad un secondo gruppo abbiamo fatto quattro domande che non contenevano le due frasi contestate (governo deve pensare all’economia e chiarezza sulla fase 2); ad un terzo gruppo le domande contenevano una sola domanda contestata ed al quarto gruppo contenevano l”altra domanda contestata. Confrontando le risposte di questi gruppi con il gruppo di controllo, riusciamo ad ottenere qual è il sostegno indiretto a queste affermazioni, che è di 10 punti percentuali superiore al sostegno diretto. I questo modo riusciamo ad ottenere una misura degli italiani a favore dell’affermazione che l’economia è tanto importante quanto la salute del 65%”.

Le grandi priorità emerse dal sondaggio sono le condizioni economiche personali e generali e la chiarezza sulla Fase 2. Non solo per l’Italia, ma anche per gli altri due Paesi campione: Regno Unito e Spagna. Cosa suggerisce questo ad un policymaker?

E’ noto che quel che corrode un soggetto è l’incertezza. Quindi questa apertura a pezzettini e sotto la minaccia di tornare indietro, se aumentano di nuovo i contagi, è fonte di grande incertezza. La nostra ipotesi è che nella fase del test realizzata dopo la riapertura, il fattore di stress sarà sicuramente aumentato rispetto a quando c’era il lockdown. “Questo suggerisce che, per quanto possa essere difficile, ci dovrebbe essere un piano d’uscita con una roadmap sicura. In Inghilterra e in Spagna il sostegno a questa seconda domanda è molto più alto, noi italiani tutto sommato ci stiamo dimostrando più ubbidienti. Questo ci dice che la certezza è un bisogno umano magico”.

L’analisi evidenzia anche che lo stress psicologico è più forte nel Meridione dove p’impatto dell’epidemia è stato minore. Si può leggere il dato come una emotività associata alla percezione di “ingiustizia” delle misure di contenimento? Era forse meglio mantenere zone rosse, arancio gialle, verdi e così via?

Non abbiamo approfondito questo aspetto. Posso solo avanzare un’ipotesi interpretativa non supportata da una analisi statistica: abbiamo scoperto che il rischio è correlato a fattori di vulnerabilità socio-economica che il lockdown ha aumentato, tipo l’aver chiuso l’attività, aver perso il guadagno, vivere in condizioni ristrette con tante persone, avere figli in età scolare. La nostra interpretazione economicistica è che forse la preoccupazione maggiore al Sud ed al Centro è dovuta al fatto che, anche se ci sono stati meno contagi, comunque la vulnerabilità socio-economica delle persone è più alta che al Nord, la parte più ricca del paese.

La vostra analisi usa l’Intelligenza Artificiale e sulla base di ciò si lancia in una stima sulla percentuale di popolazione a rischio contagio. Stiamo parlando di una seconda ondata di contagi? E quanto è attendibile questa previsione?

“La previsione sul contagio on l’abbiamo ancora pubblicata. La previsione che facciamo è sul rischio di salute mentale. Abbiamo raccolt dati sulla suscettibilità (numero di malattie croniche, età, trattamenti medici di lungo periodo) e sulla vulnerabilità (esposizione al virus) e poi abbiamo la misura dei cambiamenti comportamentali (persone che hanno tentato di fare tampone, di andare dal medico o in ospedale). Mettendo insieme queste tre misure riusciamo ad avere un indice del rischio di contagio che risulta quindici volte inferiore al rischio di salute mentale. Ovviamente abbiamo a disposizione variabili che non sono esaustive rispetto a tutte le potenziali situazioni che misurano l’esposizione al rischio”.

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