Gibilterra diventa l’ultimo punto critico della Brexit

(Teleborsa) – Bruxelles sta facendo pressioni sul Regno Unito per risolvere una disputa anglo-spagnola che dura da 300 anni, sulla Rocca di Gibilterra, se vuole assicurarsi un accordo nel breve termine per velocizzare il processo di Brexit. 

Dopo il via libera del Consiglio europeo alla cosiddetta “fase due”, ovvero quella che riguarda i nuovi rapporti, soprattutto commerciali, tra Londra e Bruxelles, la Commissione Europea preparerà un mandato di quattro pagine chiarendo che è necessario un accordo bilaterale tra Londra e Madrid: la Rocca di Gibilterra non dovrà essere cacciata dall’UE nel giorno di divorzio della Gran Bretagna dall’Europa. 

Al referendum consultivo sulla Brexit, la quasi totalità dei residenti di Gibilterra, ha votato per restare nell’Unione. Le due economie sono strettamente interdipendenti come dimostrano i lavoratori frontalieri spagnoli e, i servizi bancari con molti clienti europei. 

Gibilterra è un territorio britannico d’oltremare e un grande promontorio situato sulla costa meridionale spagnola, dominato dalla Rocca. Fondato dai Mori in epoca medievale e successivamente governato dalla Spagna, fu ceduto agli inglesi nel 1713. Il confine tra Gibilterra e Spagna rimase chiuso dal 1969 al 1982, fino all’ingresso di Madrid nell’UE. 

I funzionari britannici temono che la Spagna minaccerà di porre il veto alla fase di transizione della Brexit se il primo ministro inglese Theresa May si rifiuterà di negoziare un accordo separato con il governo di Madrid relativamente al territorio conteso di Gibilterra. La penisola, come già detto, è in mani britanniche dall’inizio del settecento, ma la Spagna reclama una superficie di 6,7 chilometri quadrati.

Gibilterra diventa l’ultimo punto critico della Brexit