Germania, Francia e Gran Bretagna messe alla gogna sul caso Volkswagen

Germania, Gran Bretagna e Francia, sono state accusate di ipocrisia per la pressante attività di lobbying fatta in modo defilato al fine di mantenere il segreto sull’inadeguatezza dei test sulle emissioni delle auto ormai obsolete, per poi chiedere pubblicamente un’indagine europea sull’inquinamento prodotto dalle auto Volkswagen.

Documenti dimostrerebbero che i tre paesi avrebbero fatto pressioni sulla Commissione europea per mantenere “misteriosamente” lacunosi i test di rilevamento delle emissioni nocive, alzandoli del 14% rispetto ai livelli reali.

Solo quattro mesi prima dello scoppio dello scandalo Volkswagen, tre delle nazioni più grandi dell’UE, avrebbero organizzato una serie di scappatoie sui risultati di un test, messo a punto nel 1970, conosciuto come il NEDC, cioè la procedura certificata a livello mondiale per veicoli leggeri che dovrebbe essere sostituita nel 2017.

“E’ inaccettabile che i governi che giustamente chiedono l’apertura di un’inchiesta dell’Unione europea nei confronti della Volkswagen, nello stesso tempo facciano pressione per continuare a manipolare i test per misurare le emissioni di CO2”, ha dichiarato Greg Archer, manager presso l’autorevole think tank, T&E, che si occupa dell’impatto dei mezzi di trasporto sull’ambiente. “I regolamenti sulle emissioni di CO2 non devono essere indeboliti passando dalla porta di servizio, attraverso le falsificazioni del risultai reali”.

Le emissioni dei veicoli, impattano per il 12% delle emissioni di carbonio in Europa ed entro il 2021, tutte le nuove auto dovranno rispettare un limite imposto dall’Unione Europea, di 95 grammi di CO2 per ogni km percorso, predisponendo accurate misurazioni che diano il senso della realtà”.

T&E, fa rilevare che le manipolazione avrebbero aumentato non solo le emissioni di CO2 per le auto nuove a 110 g di CO2 per km, ben al di sopra del limite UE, ma hanno fatto lievitare le bollette del carburante per i conducenti di 140 all’anno.

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