Gas, Turchia rilancia maxi giacimento Mar Nero

(Teleborsa) – La Turchia ha deciso di puntare in maniera massiccia sul maxigiacimento di gas naturale scoperto due anni fa nel Mar Nero: una scelta che si inserisce in scia alle crescenti tensioni mondiali sul fronte degli approvvigionamenti di materie prime e energia, a valle della crisi ucraina e delle sanzioni occidentali alla Russia. Per questo, Ankara ha annunciato che aumenterà ed estenderà gli incentivi statali per lo sviluppo del progetto di sfruttamento del giacimento Sakarya con 10 miliardi di dollari di stanziamento. Lo riporta il Daily Sabah parlando del decreto presidenziale approvato ieri.

Al progetto della compagnia energetica statale turca Turkish Petroleum Corporation (TPAO) saranno applicate esenzioni fiscali e altri sgravi, secondo la Gazzetta ufficiale. L’investimento totale previsto dal progetto è pari a 9,9 miliardi di dollari e prevede una durata di 11 anni. La Turchia intende costruire un complesso industriale che si occuperà della produzione del gas del giacimento Sakarya che e’ stato scoperto a circa 150 chilometri dalla costa turca sul Mar Nero e che ha una capacità stimata di 540 miliardi di metri cubi di gas. La struttura sarà operativa nel primo trimestre del 2023.

La Turchia è totalmente dipendente dalle importazioni di gas, in particolare proprio dalla Russia ma il giacimento Sakarya punta a ridurre queste importazioni di un quarto al picco della produzione. Ankara intende iniziare a pompare gas dall’area nel 2023 ma l’obiettivo presuppone la costruzione di una rete offshore di 170 chilometri di tubi.

A novembre si prevede il completamento dei primi 39 chilometri, secondo quanto ha scritto lunedì scorso l’agenzia Anadolu: il gas verrà trasportato dal porto di Filyos alla rete nazionale. Il picco di produzione potrebbe essere raggiunto in 4-5 anni, secondo il governo turco.

Intanto, anche guardando in casa nostra va avanti la ricerca di partner diversi da quello russo per rendere l’Italia indipendente sotto il profilo energetico da Mosca. A questo serve la “missione” in Angola e Congo di queste ore con il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, e quello della Transizione ecologica, Roberto Cingolani, a rappresentare Roma nei due Paesi africani visto che il Premier Draghi è bloccato dal Covid.

L’urgenza è doppia: entro l’inverno bisognerà riempire gli stoccaggi per far fronte ai mesi freddi e, nel giro di 2 o 3 anni, liberarsi dalla “schiavitù” russa.