Gas, offerta Macquarie per Ital Gas Storage mette in allarme la politica

(Teleborsa) – Torna l’allarme per l’assalto di fondi speculativi esteri ad infrastrutture strategiche, riproponendo l’annosa questione della tutela di beni di interesse pubblico, che spaziano dall’energia alle telecomunicazioni, dall’ingresso di investitori esteri motivato da fini puramente lucrativi.

L’ultimo episodio vede in primo piano il fondo australiano Macquarie che, in attesa di risposta sulla rete Open Fiber, avrebbe manifestato un interesse per il più grande sito di stoccaggio del gas nella Pianura Padana, che fa capo a Ital Gas Storage. Secondo Il Messaggero, il Fondo australiano avrebbe fatto un’offerta del valore di 1,1 miliardi per il 92,5% del capitale in mano a Morgan Stanley Infrastructure Partners, “sbaragliando” tutti partecipanti all’asta competitiva apertasi la scorsa estate. Una proposta che consentirebbe di rinegoziare anche gli 866 milioni di debito con un pool di banche, che hanno in pegno la maggioranza del capitale.

Si tratta di un asset strategico, giacché l’Italia è un importatore netto di gas ed il sito di Carnegliano Laudense, in provincia di Lodi, avrebbe una capacità di 1,3 miliardi di metri cubi e la possibilità di scambiare 27 milioni di metri cubi di gas al giorno sulla rete di trasmissione nazionale del gas.

L’operazione, mettendo fuori gioco tutti i pretendenti, ha destato l’attenzione di diversi esponenti politici, sia della maggioranza che dell’opposizione.

”È normale che in un’economia di mercato i fondi esteri vogliano investire in infrastrutture italiane, ma è importante distinguere tra quelli buoni e quelli speculativi, se vogliamo difendere gli interessi nazionali”, ha affermato il senatore Andrea Cioffi (M5S), già sottosegretario allo Sviluppo Economico con delega alle infrastrutture energetiche. “Gli investimenti esteri – ha aggiunto – sono accolti positivamente, ma solo a determinate condizioni” e senza “monetizzare dopo 3-5 anni”.

A conclusioni analoghe è giunto il senatore Paolo Arrigoni (Lega), secondo cui il gas è “fondamentale” per accompagnare la transizione energetica ed occorre proteggere le infrastrutture strategiche dall’assalto di “fondi che apparentemente si presentano come attori di sistema” e invece “lavorano sottotraccia”, presentandosi come investitori di lungo periodo per poi “passare all’incasso dopo una manciata di anni”.

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