Gas, non solo Russia: la Norvegia inguaia l’Europa, ecco perchè

(Teleborsa) – Sempre meno gas raggiunge l’Europa, non solo (come noto) dalla Russia ma anche da altri fornitori chiave per il continente, Norvegia su tutti. Insomma, nuova spada di Damocle aleggia sulla testa del mercato del gas. Anzitutto, l’annuncio di una chiusura del Nord Stream per manutenzione dall’11 al 21 luglio sembra destinata a spingere ancora i prezzi.

L’Italia, intanto, accelera sul fronte degli stoccaggi, che nelle ultime ore hanno superato addirittura la quota destinata alla domanda: 107,2 milioni di metri cubi messi nei serbatoi, soprattutto da Snam, contro i 106,8 destinati al consumo, certamente rallentato durante il weekend.

“Siamo in una posizione abbastanza buona”, dice il ministro della Transizione Ecologica, Roberto Cingolani che non nasconde comunque le insidie. Se la Russia chiudesse i rubinetti del gas l’Italia -spiega intervistato da Sky – subirebbe meno di altri Paesi europei: “è chiaro però che avremo un inverno difficile e francamente nessuno vuole fare misure restrittive – afferma – Un conto è dire abbassiamo la temperatura del riscaldamento di un grado, o dire per qualche mese andiamo avanti con le centrali a carbone, perché intanto risparmiamo gas transitoriamente, un conto è dire dobbiamo interrompere le attività. Questo noi cerchiamo di non farlo”.

Il nostro Paese ha agito su più fronti. Non solo sulla differenziazione dei fornitori, suppliers come li chiama il ministro. Molto ha fatto un decreto di giovedì scorso che attribuisce a Snam il mandato di agire come ‘contributore’ per lo stoccaggio di ultima istanza.

E l’effetto si vede: in una sola settimana il riempimento è passato dal 55 al 60%. Poi c’è l’intervento dei 4 miliardi ‘anticipati’ dall’ultimo decreto che serve a favorire le ‘prenotazioni’ in un momento nel quale i prezzi sono alti e quindi la liquidità dei trader va in sofferenza. “Poi bisogna ringraziare i grandi operatori, Snam ed Eni, che stanno facendo i salti mortali per riempire gli stoccaggi”, ha detto Cingolani.

A complicare le cose, anche lo sciopero dei gestori in Norvegia che mette a rischio il 13% delle esportazioni giornaliere, mentre restano stabili le forniture dalla Russia. Ieri ad Amsterdam il prezzo è salito a 161 euro al megawattora, con un rialzo del 9,2%.

In aumento anche a Londra dove le quotazioni si attestano a 278 penny al Mmbtu (+15,5%). Seduta in calo, invece, per il petrolio. Il Wti scende a 108 dollari al barile, in flessione dello 0,3%. Giù anche il brent a 111 dollari (-0,2%).

Intanto, nel suo report sul mercato del gas, l’Agenzia internazionale per l’Energia (IEA)scrive che il mercato globale del gas naturale ha iniziato il 2022 con aspettative di una modesta crescita della domanda, “ma tutto è cambiato con l’invasione russa dell’Ucraina il 24 febbraio. Oltre a rappresentare un’enorme tragedia umana, l’invasione ha innescato una grave crisi di approvvigionamento energetico, con ampie ripercussioni sull’economia globale e sulle prospettive energetiche”.

“Il prezzo elevato e il contesto di offerta ristretto che si è creato durante la seconda metà del 2021 si sono ulteriormente intensificati in seguito all’invasione russa dell’Ucraina. I prezzi record di oggi e le interruzioni dell’approvvigionamento stanno danneggiando la reputazione del gas naturale come fonte di energia affidabile e conveniente, gettando incertezza sulle sue prospettive, in particolare nei paesi in via di sviluppo dove si prevedeva che avrebbe svolto un ruolo crescente nel soddisfare la crescente domanda di energia e gli obiettivi di transizione energetica”, scrive l’Agenzia internazionale per l’Energia.

Si prevede che il consumo globale di gas si contrarrà leggermente nel 2022, con una crescita contenuta nei prossimi tre anni, con un aumento totale di circa 140 miliardi di metri cubi tra il 2021 e il 2025. Si tratta di meno della meta’ dell’aumento di 370 miliardi di metri cubi registrato nei cinque anni precedenti e ben al di sotto dell’eccezionale balzo della domanda di quasi 175 miliardi di metri cubi registrato nel 2021. La regione Asia Pacifico e il settore industriale sono i principali motori di crescita, rappresentando rispettivamente il 50% e il 60% della crescita fino al 2025, sebbene entrambi siano soggetti ai rischi al ribasso derivanti dai prezzi elevati e dalla crescita economica potenzialmente inferiore.

“L’impegno dell’Unione Europea per accelerare l’eliminazione graduale delle importazioni russe – storicamente il suo principale fornitore- sta trasformando il mercato del gas in Europa, con ripercussioni sulla dinamica globale del gas”.