Gara Ilva, Di Maio: “Delitto perfetto. Non ci sono presupposti per revoca”

(Teleborsa) – La gara per l’aggiudicazione dell’Ilva è un “delitto perfetto” e può essere revocata, ma servono i presupposti. Così il Ministro del Lavoro e dello Sviluppo Sociale Luigi Di Maio nella conferenza stampa per illustrare il parere dell’Avvocatura di Stato, richiesto dallo stesso Ministro a inizio agosto, “in merito a possibili anomalie” relative alla procedura di gara per il trasferimento dei complessi industriali dell’azienda siderurgica.

“Sono qui a spiegarvi che sull’Ilva è stato commesso un delitto perfetto” ha detto Di Maio, aggiungendo che nella gara c’è “pochissimo di regolare”, è “fatta male” e “ha dei vizi”. “Ma sappiamo che i sindacati devono parlare sempre con Mittal. Mittal è sempre stata corretta, il delitto perfetto è stato commesso dallo Stato” ha spiegato.

Secondo Di Maio “non basta che l’atto sia illegittimo, serve anche l’interesse pubblico da tutelare”. Per annullare l’aggiudicazione servono dei presupposti, ha incalzato. Per esempio, “dimostrare che non si è fatto fino in fondo l’interesse di Stato e cittadini“. Un fronte, questo, che per il Ministro “ora si apre”. 

Altro presupposto potrebbe essere l’assenza di rilanci. Secondo l’Avvocatura “c’è stato eccesso di potere”C’erano i presupposti normativi per i rilanci. Non accettando i rilanci si configurerebbe un eccesso di potere. “Se oggi alcune aziende volessero partecipare potremmo revocare questa procedura per motivi di opportunità”, ha spiegato Di Maio, aggiungendo che tuttavia oggi non ci sono aziende interessate a partecipare.

Il Ministro ha poi dichiarato che non ci sono ulteriori termini per esercitare la proroga del commissariamento, che scadrà il prossimo 15 settembre. Entro quella data, assicura, “saremo al tavolo con sindacati e Mittal”.

Di Maio ha alzato il velo sul parere dell’Avvocatura ieri, 22 agosto, in serata, affermando che “persistono forti criticità e nuovi elementi fondamentali che porterebbero al sospetto di illegittimità dell’atto. Il profilo più rilevante è legato a ‘eccesso di potere’ e cioè al cattivo esercizio dello stesso, non essendo stato tutelato il bene comune e il pubblico interesse a causa della negata possibilità di effettuare rilanci per migliorare l’offerta“.

Tra le altre cose, l’Avvocatura evidenzia una possibile lesione del principio di concorrenza: “lo spostamento del termine al 2023 per l’ultimazione degli interventi ambientali avrebbe dovuto suggerire una proroga del termine per la presentazione di ulteriori offerte.
E in relazione alle tutele ambientali l’estrema importanza di ambiente e salute richiede altri necessari approfondimenti in materia” conclude la nota del MISE. 

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