Frammentazione: la parola che spaventa i mercati e fa salire lo spread

La poca chiarezza della BCE sullo scudo contro l'allargamento dello spread è motivo di preoccupazione sui mercati

Sul tonfo di venerdì di Piazza Affari, che è stata di gran lunga la peggiore borsa europea, e sulla salita dello spread, ai massimi da maggio 2020, hanno pesato la decisione della BCE di iniziare gli aumenti dei tassi di interesse a partire da luglio (con l’impegno a proseguire a settembre), ma soprattutto una retorica poco chiara di Francoforte, che ha deluso chi si aspettava l’annuncio di uno scudo contro l’allargamento dello spread dei paesi periferici come l’Italia.

Lo spettro che ha mandato KO i mercati è quello della frammentazione del mercato, espressione che descrive quella situazione in cui alcuni paesi subiscono un ampliamento significativo dei propri spread slegati dai fondamentali economici. Ciò si può verificare a causa del quadro istituzionale peculiare e forse incompleto dell’Eurozona, con 19 governi sovrani che hanno ciascuno la propria politica fiscale ma condividono una valuta e un’autorità monetaria.

Gli effetti sulla stabilità finanziaria

“La solvibilità non dovrebbe essere un grosso problema per i governi europei nei prossimi anni – ha scritto l’autorevole think thank europeo Bruegel in un’analisi sul tema – Tuttavia, permane il rischio di crisi di liquidità nei mercati del debito sovrano dell’area euro se la BCE non farà la sua parte per escludere cattivi equilibri che si autoavverano”.

Sebbene non sia ancora considerato uno scenario centrale in questa fase dato che gli spread sono ancora ben al di sotto dei picchi precedenti, il concretizzarsi del rischio frammentazione sarebbe devastante per l’area della moneta unica, perché la frammentazione finanziaria potrebbe minacciare la stabilità finanziaria e quindi mettere a repentaglio la stabilità dei prezzi e l’euro stesso.

Le parole di Lagarde

Sui mercati si sono osservate forti vendite sui bond periferici dell’eurozona, e segnatamente su quelli italiani, dopo che giovedì Francoforte si è mantenuta vaga circa caratteristiche e modalità di utilizzo del nuovo strumento che la banca centrale metterebbe in campo in caso di stress da parte dei mercati in un’ottica anti-frammentazione. “Dobbiamo essere sicuri che la politica monetaria sia tramessa all’intera eurozona. Dobbiamo essere sicuri che non ci sia frammentazione. Abbiamo gli strumenti esistenti, ma se sarà necessario aggiusteremo gli strumenti esistenti o useremo nuovi strumenti”, ha detto giovedì la presidente della Banca centrale europea, Christine Lagarde, nella conferenza stampa post-meeting della BCE. “Non c’è uno specifico livello dei tassi o di spread che può far scattare la frammentazione”, ha aggiunto, glissando quando le sono stati chiesti dettagli dei nuovi strumenti.

La necessità di dettagli

La mancanza di chiarezza sui potenziali strumenti è stata evidenziata anche dagli analisti. “La fine del quantitative easing rappresenta una chiara minaccia alla stabilità finanziaria – ha commentato Nicolas Forest, global head of fixed income di Candriam – Lo spread italiano si è notevolmente allargato. Anche se i mercati stanno speculando su un quadro di controllo dello spread, non è stato ancora presentato alcuno strumento aggiuntivo. Il rischio di frammentazione del mercato è quindi significativo e non c’è dubbio che la BCE dovrebbe fornire dettagli su un potenziale nuovo strumento nei prossimi mesi”.