Fondi pensione negoziali sempre più grandi ma investono troppo poco in Italia

(Teleborsa) – Il rendimento dei fondi pensione nel primo semestre dell’anno è cresciuto dello 0,9%, risultando inferiore al tasso di rivalutazione del TFR pari all’1,1%. E’ quanto emerso dal rapporto presentato in occasione dell’assemblea di Assofondipensione, l’associazione che rappresenta i fondi pensione.

La performance sarebbe stata influenzata dall’andamento del mercato obbligazionario nello stesso arco temporale, mentre nel lungo periodo il tasso di crescita supera largamente quello della rivalutazione del TFR: fra giugno 2008 e giugno 2017 la crescita dei rendimenti del fondi pensione è stata del 36,5% e quella del TFR del 22,5% mentre  la performance degli ultimi cinque anni segna un +29,1% per i fondi pensione e 9+8,9% per il TFR. 

Gli investimenti dei fondi pensione nel primo semestre sono ammontati a 47,3 miliardi di euro, ma ben poco viene investito in azioni ed una quota generalmente più bassa in Italia rispetto al resto dell’UE. In Italia ci sono 32 i fondi pensione negoziali, mentre i lavoratori aderenti sono 2 milioni e 670 mila. Negli ultimi tre anni, anche grazie all’adesione contrattuale generalizzata introdotta per via contrattuale in alcuni settori, gli iscritti ai fondi sono aumentati del 12,7%.

I fondi investono ancora molto in titoli di stato

Guardando alla ripartizione degli investimenti effettuati, il 45,9% è impiegato in titoli di Stato (in calo dal 55,1% di un anno fa), il 20,4% in azioni, il 17,6% in obbligazioni, l’8% in fondi comuni e ETF, il 7,2% in depositi bancari e il restante 0,9% in altre attività. Guardando alle criticità, si segnala l’assenza di investimenti nell’economia reale, nonostante i fondi negoziali possano essere oggi considerati investitori istituzionali “maturi”.

E troppo poco in Italia

I fondi pensione vedono l’Italia come un Paese ancora troppo rischioso, nel quale investono solo il 32,3% dei fondi raccolti, mentre in UE investono il 46,6% in altri paesi OCSE il 20,7% e lo 0,4% in Paesi al di fuori dell’OCSE. I capitali investiti in Italia vanno soprattutto in titoli di Stato (83,5%), seguiti da depositi bancari (9,3%), obbligazioni (3,8%) ed azioni (3,3%).

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