Fondazione Enel, presentato il Rapporto COTEC 2021 Open Innovation in Italia

(Teleborsa) – Nonostante negli indici di innovazione (es. Global Innovation Index) l’Italia non occupi le prime posizioni della classifica, esistono nel nostro paese numerose aziende di successo, che producono innovazione e che occupano così posizioni di leadership a livello internazionale. È il paradosso messo in luce dalla ricerca condotta da Fondazione Enel e Università LUISS per identificare le chiavi del successo delle imprese innovative italiane contenuta all’interno del “Rapporto COTEC 2021 Open Innovation” presentato oggi.

Un paradosso che si amplifica anche se si confronta il basso tasso di crescita italiano – tra le ultime posizioni in Europa – e i risultati brillanti delle aziende più performanti. La ricerca cita i dati di un rapporto di Intesa Sanpaolo che riporta come in Italia ci siano 1.632 imprese manifatturiere con fatturato superiore a 400mila euro che sono cresciute più del 15% nel periodo 2012-2016, con aumento del numero dipendenti dal 17% fino al 1500%. Una questione di scala quindi, visto che nel Paese le grandi imprese (con più di 250 dipendenti) rappresentano solo lo 0,1% del totale e assorbono circa il 21% dell’occupazione, mentre la maggior parte delle 4 milioni di imprese italiane è costituita da realtà che non superano i 9 dipendenti.

“Debbono esistere, dunque, dei fattori che consentono alle imprese di successo da un lato di valorizzare al meglio le qualità del contesto in cui sono inserite e dall’altro di trascenderne i limiti. L’intuizione da cui questo lavoro prende le mosse è quella che questi fattori siano riconducibili a modalità “aperte” di fare innovazione e dunque impresa”, spiegano Fondazione Enel e LUISS nella loro ricerca che ha analizzato un campione di più di 200 piccole e medie imprese italiane.

Sono principalmente due i fattori chiave per il successo dell’attività di innovazione di un’impresa individuati dall’analisi condotta. Il primo riguarda “la capacità di interagire efficacemente con un ampio ecosistema di open innovation (fornitori, centri di ricerca, università, startup), il secondo invece è legato all’”estrema attenzione alla valorizzazione delle persone, misurata dall’adozione di efficaci pratiche di gestione della forza lavoro. Dallo studio è emerso che le aziende che adottano pratiche di Open Innovation mostrano una prestazione economica solo leggermente migliore delle imprese che invece non lo fanno, ma quelle che adottano allo stesso tempo pratiche di open innovation e pratiche virtuose di gestione del personale vedono un livello di profittabilità (ROCE) quasi doppio rispetto a quello delle altre imprese.

“Affinché la tecnologia si traduca in innovazione, ovvero che sia in grado di dare una forma profittevole alle buone idee, ha bisogno di persone che siano in grado di realizzare quella che appare sempre meno il risultato di un’alchimia e sempre di più il risultato di scelte gestionali illuminate – è la conclusione a cui giunge la ricerca – Si conferma, insomma, quello che chi si occupa di innovazione sa già perfettamente. Ogni innovazione è, in fondo, una miscela sapiente di Idea, di Invenzione, nel senso della tecnologia, e di Impatto, nel senso dei benefici, non solo economici, che l’innovazione porta”.

“È importante in questo periodo un’azione di sistema. Possiamo già prefigurare delle direttrici di ricerca che vanno a portare l’open innovation dalle singole aziende a interi sistemi imprenditoriali ed accademici”, ha detto Carlo Papa, presidente della Fondazione Enel nel suo intervento durante la presentazione.

La seconda parte del rapporto è stata dedicata ad una “collezione di casi” – Enel, Eni, Intesa Sanpaolo, Leonardo e TIM – in grado di mettere in luce come le imprese italiane riescono a mettere in pratica questo paradigma.

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