FMI, servono politiche fiscali agili per fronteggiare impennata prezzi

(Teleborsa) – I deficit e il debito globali stanno scendendo dai livelli record del primo anno pandemico, ma i rischi intorno al loro andamento sono “eccezionalmente elevati e le vulnerabilità sono in aumento“. Lo afferma il Fondo monetario internazionale (FMI) nel suo ultimo Fiscal Monitor, dal quale emerge che il debito pubblico globale dovrebbe diminuire nel 2022 per poi stabilizzarsi a circa il 95% del prodotto interno lordo nel medio termine, 11 punti percentuali in più rispetto a prima della pandemia. Le grandi sorprese inflazionistiche nel 2020-21 hanno contribuito a ridurre i ratio di indebitamento, ma con l’inasprimento della politica monetaria per frenare l’inflazione, gli oneri finanziari sovrani aumenteranno, restringendo la spesa pubblica e aumentando le vulnerabilità del debito.

Nelle economie avanzate, l’FMI prevede che i disavanzi diminuiranno e le politiche fiscali si stanno spostando dal sostegno alla pandemia a una trasformazione strutturale. Le prospettive fiscali in Europa devono affrontare un’incertezza eccezionale data la guerra in Ucraina e le sue ricadute. Nella maggior parte dei mercati emergenti, i disavanzi si ridurranno, ma con ampie variazioni tra i paesi. I paesi a basso reddito, già colpiti dalle cicatrici dovute alla pandemia, hanno uno spazio fiscale molto limitato poiché sono duramente colpiti dalle ricadute della guerra.

Gli shock dei prezzi

I diversi shock macroeconomici e geopolitici hanno anche comportato nuovi rischi per le finanze pubbliche. I governi sono sotto pressione per far fronte all’aumento dei prezzi dell’energia e dei generi alimentari. “Per alleviare il carico sulle famiglie, garantire la sicurezza alimentare e prevenire i disordini sociali, la maggior parte dei governi ha annunciato misure per limitare l’aumento dei prezzi interni – si legge nel Fiscal Monitor – Tuttavia, tali azioni potrebbero avere ingenti costi fiscali ed esacerbare la domanda globale e i disallineamenti dell’offerta, esercitando ulteriore pressione sui prezzi internazionali e possibilmente portando a carenze di energia o cibo”.

Le raccomandazioni dell’FMI

L’organizzazione internazionale ha delineato una serie di strategie fiscali “agili” adattate alle circostanze dei singoli paesi. Nelle economie più colpite dalla guerra in Ucraina e dalle sanzioni alla Russia, la politica fiscale deve rispondere alla crisi umanitaria e alle perturbazioni economiche: dato l’aumento dell’inflazione e dei tassi di interesse, il sostegno fiscale dovrebbe essere rivolto alle aree più colpite e prioritarie. Nei paesi in cui la crescita è più forte e le pressioni inflazionistiche restano elevate, la politica fiscale dovrebbe continuare il suo passaggio dal sostegno alla normalizzazione. In molti mercati emergenti ed economie a basso reddito che devono far fronte a condizioni di finanziamento ristrette o al rischio di sofferenza del debito, i governi dovranno dare priorità alla spesa e aumentare le entrate per ridurre le vulnerabilità. Gli esportatori di materie prime che beneficiano di prezzi più elevati dovrebbero cogliere l’opportunità per ricostruire le riserve.

La situazione italiana

Per quanto riguarda l’Italia, l’FMI prevede un percorso di graduale miglioramento dei conti pubblici, con alcune revisioni in peggio mentre gli effetti di guerra in Ucraina e delle sanzioni alla Russia hanno esacerbato problematiche che erano lievitate con lockdown e misure restrittive anti Covid. Dopo il balzo del deficit al 9,6% del PIL sul 2020 e una prima moderazione al 7,2% nel 2021, sul 2022 il rapporto deficit-PIL si dovrebbe assestare al 6%, nel 2023 al 3,9% e poi 3,3% nel 2024, 3% nel 2025 (la soglia limite prevista dal patto di Stabilità UE), e ancora 2,8% nel 2026 e 2,5% del PIL nel 2027. Il debito pubblico, che nel 2020 era salito al 155,3% del PIL e lo scorso anno si era già attenuato al 150,9%, dovrebbe risultare quest’ano quasi invariato al 150,6%, per poi limarsi al 148,7% nel 2023 e al 147,2% nel 2024.