FMI, avanti con digitalizzazione ma servono investimenti

(Teleborsa) – Il Fondo Monetario Internazionale plaude alla digitalizzazione, diventata ormai fondamentale anche per i Governi, mettendo allo stesso tempo in guardia sui rischi che comporta.

Nel capitolo del Fiscal Monitor intitolato “Il governo digitale”, il Fondo calcola che la digitalizzazione può essere sfruttata per “aumentare la raccolta indiretta di tasse ai confini fino al 2% del PIL annuo” e per stanare i patrimoni parcheggiati in giurisdizioni fiscalmente generose, “stimati al 10% del PIL mondiale”. La digitalizzazione può anche migliorare la fornitura dei servizi pubblici e la partecipazione dei cittadini a misure di protezione sociale.

Allo stesso tempo, però, porta con se’ rischi di frodi, violazioni della privacy e cyberattacchi.

Proprio per questo l’istituzione guidata da Christine Lagarde spinge per l’adozione di “riforme parallele”, perché “la digitalizzazione non è un sostituto delle riforme strutturali, ne’ delle competenze amministrative o di un rafforzamento delle istituzioni”.

Per il Fondo, un Paese non si può permettere di fallire nella gestione di questioni legate alla privacy e alla cybersicurezza perché un flop tale “potrebbe compromettere gli sforzi di digitalizzazione” e perché “la mancanza di fiducia potrebbe erodere il desiderio di partecipare a un governo elettronico o mettere a repentaglio gli obiettivi” di un governo.

Il Fondo è chiaro anche su un altro punto: la digitalizzazione non può avvenire senza spese. Servono invece “investimenti notevoli”.

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