Flat Tax: sconto medio di 5.300 euro annui. Ma occhio a non finire nella “trappola di povertà”

L'aumento dei ricavi anche di un solo euro oltre la soglia di 65.000 euro farà perdere circa 5.700 euro di reddito disponibile

(Teleborsa) Cavallo di battaglia di Matteo Salvini, pensata con l’obiettivo di alleggerire la pressione fiscale e dunque ridurre un fenomeno come l’evasione che in Italia assume contorni sempre più drammatici, la Flat Tax, letteralmente tassa piatta, è una misura che prevede una tassazione ad aliquota unica, entro un certo limite di fatturato annuale, non dunque attraverso il sistema ad aliquote progressive dell’IRPEF, come per i dipendenti per capirci.

Introdotta ufficialmente dalla manovra gialloverde,  porterà nelle tasche di autonomi e imprenditori individuali che potranno usufruirne un beneficio medio di 5.300 euro all’anno, incrementando di fatto del 16,9 per cento il reddito disponibile.
Va meglio ai lavoratori autonomi (6.203 euro in media), mentre poco meno consistente il beneficio per gli imprenditori individuali pari a 4.271 euro.  Non è però tutt’oro quel che luccica come rivela un’ attenta analisi fornita dall’Ufficio parlamentare di bilancio che passa in rassegna anche i rischi nei quali si potrebbe incappare piuttosto facilmente.
OCCHIO ALLA TRAPPOLA DI POVERTA’ – Parliamo della cosiddetta “trappola di povertà“, che per chi supera la soglia potrebbe far pagare 5.700 euro di tasse e contributi in più per un solo euro di fatturato aggiuntivo.
Sotto un punto di vista strettamente fiscale, occorre partire da un presupposto, tenendo bene a mente che parliamo di edificio a più piani: il primo arriva fino a 65mila euro, e già da quest’anno applica a chi non supera quel fatturato un’aliquota del 15% sull’imponibile accompagnata da uno sconto del 35% sui contributi. Il secondo parte da 65.001 euro e arriva fino a 100mila, e prevede dal 2020 un’imposta sostitutiva del 20%: su tutto l’imponibile, e non solo su quello sopra-soglia. In entrambi i casi, a decidere sulla possibilità di applicare l’aliquota piatta è il fatturato dell’anno precedente.
Tra gli svantaggi della tassazione per classi e non per scaglioni vi è per l’appunto quello che con l’aumento dei ricavi, tutto il reddito subisce un aumento dell’aliquota di tassazione, non solo la parte eccedente come accade ad oggi con l’Irpef.
In pratica, la trappola di povertà consiste nel fatto che l’aumento dei ricavi anche di un solo euro oltre la soglia di 65.000 euro farà perdere circa 5.700 euro di reddito disponibile. Ad aumentare non è solo l’aliquota della flat tax, che passa dal 15% al 20%, ma anche l’importo dei contributi dovuti, a causa della perdita dell’agevolazione contributiva.
CHE POTREBBE SUCCEDERE? – Come riporta il Sole 24 Ore, con le due misure a regime, ad esempio, un professionista che fattura 65mila euro avrebbe un reddito disponibile poco sopra i 35mila euro dopo aver pagato tasse e contributi. Ma basterebbe un euro in più nelle entrate dell’anno per far salire l’aliquota dal 15 al 20% su tutto l’imponibile, e perdere contemporaneamente lo sconto sui contributi: con il risultato di far perdere 5.700 euro di reddito disponibile. Per pareggiare i conti, bisognerebbe fatturare altri 10mila euro.
Va decisamente peggio a chi supera i 100mila euro e ricade nell’Irpef ordinaria, sempre su tutto l’imponibile: in questo caso l’euro sopra-soglia costerebbe 6.800 euro di reddito disponibile in meno.

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