Flat tax, di nuovo tensione nella maggioranza in vista del DEF

(Teleborsa) – Torna a salire la tensione nella maggioranza sul tema della flat tax in vista del Def di martedì. Questa volta è Matteo Salvini che ne chiede l’introduzioni fin da subito, con il M5S che frena perché non farebbe parte del contratto, e il premier Giuseppe Conte che cerca di mediare.

La flat tax è una nostra priorità ed è nel programma di governo. Non serve a Salvini ma agli italiani“, ribadisce il leader leghista nel corso del collegamento con “Non è l’Arena” su La7. “Ci stiamo lavorando seriamente da mesi. Abbiamo valutato i costi e i benefici e una riduzione fiscale porta sicuramente più benefici che costi. E come noi rispettiamo e approviamo quello che c’è nel contratto e che magari non è nel Dna della Lega, e penso al reddito di cittadinanza, altrettanto rispetto sul tema fiscale lo pretendiamo dagli altri”, insiste.

A stretto giro arriva la replica del M5S. “La flat tax si deve fare ma non deve aiutare i ricchi”, ha risposto dagli studi tv di “Che tempo che fa” Luigi Di Maio. Per il vicepremier pentastellato “non c’è nessun problema” ad inserirla del Def, ma visto che “significa abbassamento delle tasse per il ceto medio”, almeno “ci deve essere un minimo di progressività”.

“Non abbiamo mai detto di non volerla, bensì abbiamo affermato che non bisogna fare facile campagna elettorale su certe misure, perché sono ambiziose e costano. D’altronde è stata la Lega a dire che costa 12 miliardi. Ribadiamo: noi siamo sempre stati leali al contratto, chi lo è stato meno è la Lega”, ricorda Di Maio.

Chi vuole evitare l’inserimento della flat tax nel Def è il ministro dell’Economia Giovanni Tria che vorrebbe un provvedimento apposito, magari a settembre, e sicuramente dopo aver disinnescato le clausole di salvaguardia sull’IVA.

In mezzo il premier Giuseppe Conte che sta lavorando “serenamente” per mediare tra le due posizioni. Da un lato infatti la flat tax rimane “un pilastro” del contratto di governo e deve essere mantenuto; dall’altra però va tenuto “conto del quadro di finanza pubblica”.

Con il Def sul tavolo del Consiglio dei ministri, bisognerà dunque decidere dove fissare l’asticella della crescita programmata: si oscilla tra un prudente 0,3% (0,1% in più dello 0,2% tendenziale) e un più ardito 0,5%.

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