Fisco, una montagna di debiti: “magazzino” da 954 miliardi

(Teleborsa) – Una montagna di debiti fiscali che – mai come in questo caso condizionale è d’obbligo – lo Stato dovrebbe recuperare. Il “magazzino” delle entrate iscritte a ruolo ma ancora da incassare ammonta a 954,7 miliardi di euro a fine 2019, ma di questi importi sono 79,6 miliardi quelli che hanno concreta probabilità di finire nelle casse dello Stato. Per il resto si tratta di importi relativi a soggetti falliti, ditte cessate e contribuenti definiti con “anagrafe tributaria negativa”, di fatto nullatenenti.

E’ quanto emerge dal giudizio di parifica della Corte dei Conti su dati dell’Agenzia entrate-riscossioni.

Nel dettaglio, dei 954,7 miliardi ce ne sono 153 dovuti a soggetti falliti, 118,9 a contribuenti deceduti e ditte cessate, 109,5 relativi a nullatenenti, e 68,8 per ‘scarico sospeso’. A questi se ne aggiungono 410 miliardi che riguardano importo dovuti da soggetti che nel passato erano già incappati in procedure coattive e ai quali si sono aggiunti ora nuovi importi, 14,7 miliardi per rate in scadenza su dilazioni non revocate e 79,6 miliardi di importi di magazzino da recuperare.

L’allentamento del 2018, dovuto all’arrivo di alcune sanatorie, il ricorso al fermo amministrativo dei veicoli, le cosiddette “ganasce fiscali”, è tornato ad essere utilizzato: i 929,997 avvisi di fermo del 2019 si sono trasformati per 270.310 contribuenti in “ganasce” reali, di fatto triplicando il numero rispetto alle 99.090 trascrizioni dell’anno precedente. Più alto il ricorso anche alle diverse forme di pignoramento attivate in 429.170 casi, contro i 305.065 dell’anno precedente (+40,6%).

Il recupero “coattivo” di imposte risulta meno efficace per i grandi contribuenti e per le “iscrizioni a ruolo” sopra i 100mila euro l’incasso medio si ferma al 2,7%. Il calcolo riguarda le “cartelle” affidate dal 2008 al 2019 e mostra che a fronte di 302,9 miliardi di imposte da riscuotere coattivamente relative a ruoli superiori a 100mila euro, l’incasso è stato di 8,2 miliardi, appunto il 2,7%. “Si deduce – scrive la Corte dei Conti – che nei confronti dei più importanti contribuenti, in quanto intestatari di cartelle di importo elevato, si riscuotono mediamente 2.700 euro per ogni 100mila iscritti a ruolo”. Sotto questa soglia, invece, gli importi affidati erano pari a 166 miliardi e il recupero si è attestato a 31,7 miliardi, pari al 19,1%.

Supera quota mille miliardi l‘ammontare delle “cartelle” per le iscrizioni a ruolo delle entrate – non solo tributarie – affidate in 20 anni, tra il 2000 e il 2019, agli agenti per la riscossione: ma solo il 13,3% degli importi risulta recuperato.

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