Fintech pronto al boom in Italia ma è urgente estensione PIR

(Teleborsa) – Il Fintech fatica ad affermarsi in Italia ma le potenzialità sono enormi

L’Italia è in ritardo sul Fintech, ma nel medio periodo i nuovi player riusciranno a conquistare una grossa fetta del mercato, soprattutto nel campo dei prestiti e dei pagamenti. La pensa così Fabio Brambilla, fondatore di Fintastico, una sorta di “tripadvisor” del fintech, recentemente nominato anche presidente della neonata associazione di categoria Assofintech.

“Quello italiano è un mercato molto attraente: nell’asset management è il più ricco in assoluto in Europa, e numerose società del fintech da Spagna, Francia e Germania stanno iniziando a metterci sopra gli occhi”, spiega Brambilla. 

L’associazione, che ha già avviato un’interlocuzione con la politica, si è posta anche degli obiettivi per il 2018:  dalla possibilità di sottoscrivere contratti via web, all’urgenza di una regolamentazione “light” per le startup del fintech prima di avviare grandi investimenti nell’iniziativa. Da non trascurare poi l’esigenza di estendere a fondi chiusi, venture capital e startup la platea dei beneficiari dei PIR – Piani individuali di risparmio.

“Un limite”, afferma Brambilla, che parla anche della possibilità di future scalate delle imprese fintech da parte dei grandi gruppi bancari così come accaduto con i brevetti nel pharma. 

Criptovalute sì ma senza eccessi e con regole

Il numero uno dell’associazione ha poi affrontato il delicato tema delle criptovalute, affermando che “serve più cautela, invece, per le criptovalute, dalle origini opache e con una destinazione futura ancora poco decifrabile“. 

Secondo Brambilla, le criptovalute “possono diventare una commodity, magari un sostituto dell’oro, oppure monete con modalità di spesa interessanti se si crea un’infrastruttura adeguata“, ma attualmente “il livello di attenzione è stato esagerato e trainato solo da rendimenti stellari, con ancora poca sostanza”. 

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