Fintech, ABI: “Circa 100 banche sulla blockchain di settore Spunta”

(Teleborsa) – Pienamente operativa in Italia, la blockchain del mondo bancario. Da ottobre sono sulla rete di nodi Spunta Banca DLT (Distributed ledger technology) – il progetto promosso dall’Abi e coordinato da Abi Lab, il Centro di ricerca e innovazione per la banca promosso dall’Associazione bancaria italiana, – circa 100 banche . Con l’entrata in produzione del terzo gruppo di 42 banche, che opera attraverso nodi collegati nella riconciliazione dei conti reciproci, è ormai pienamente funzionante “l’autostrada tecnologica” su cui può contare il settore bancario e l’Italia. Ad annunciarlo è l’Abi sottolineando il numero crescente di nuove banche operative che si aggiungono alle 23 entrate in produzione a maggio e alle 32 già operative da marzo.

Intesa anche come tecnologia di registri distribuiti (Dlt), la blockchain permette che un grande database possa essere ripartito e distribuito su più nodi, ossia su più macchine collegate tra loro. Ciò consente un diverso modo di pensare e progettare le modalità di relazione e lo scambio tra i partecipanti. Con il progetto Spunta Banca DLT, l’Abi ha portato la blockchain nel mondo bancario italiano, attraverso una infrastruttura per le banche operanti in Italia che in futuro potrà ospitare anche altre applicazioni. Nel dettaglio la nuova applicazione verifica la corrispondenza delle attività che interessano due banche diverse. L’applicazione di un processo basato sulla blockchain nel senso di tecnologia dei registri distribuiti alla spunta interbancaria Italia permette di riscontrare automaticamente transazioni non corrispondenti sulla base di un algoritmo condiviso; rende possibile la standardizzazione del processo e del canale di comunicazione unico; e consente di avere una completa visione sulle transazioni tra le parti interessate. I principi della nuova Spunta, di conseguenza, – spiega l’Abi – prevedono la piena visibilità dei movimenti propri e della controparte; la rapidità nella gestione dei flussi con riconciliazione su base giornaliera invece che mensile; la condivisione delle regole di spunta dei movimenti in modo simmetrico tra le banche controparti; la gestione integrata delle comunicazioni e dei processi in caso di sbilancio.

“Ad oggi – fa sapere l’Abi in una nota – circa 100 banche accedono quotidianamente al proprio nodo per gestire questo processo interbancario, che è stato spostato da una modalità tradizionale con scambi di telefonate e messaggi, a una tecnologia basata su registri distribuiti per la rendicontazione dei conti reciproci”. Grazie all’algoritmo di abbinamento delle operazioni, discusso e condiviso dal gruppo di lavoro, il tasso di riscontro automatico è del 97,6%. A partire dal primo marzo, l’infrastruttura Spunta ha elaborato 204 milioni di transazioni per le 55 banche migrate nelle prime due scadenze. Per poter effettuare tutte le elaborazioni è stata necessaria solo un’ora di notte. Secondo le stime riportate dall’Abi, se questa macchina elaborasse casi più complessi, lavorando a pieno regime, potrebbe sostenere un carico di 8,4 miliardi di transazioni. Per dare un termine di paragone, la blockchain di bitcoin in tutto l’anno 2019 ha gestito 117 milioni di transazioni.

Il progetto per l’applicazione di una blockchain ai processi interbancari – che vede l’impegno dei partner tecnici NTT DATA e SIA, oltre a R3 con la piattaforma Corda Enterprise – attualmente è all’attenzione delle altre banche europee. “È allo studio – sottolinea l’Abi – un gruppo di lavoro internazionale per definire i requisiti necessari per soddisfare le caratteristiche di gestione dei conti reciproci nei diversi paesi. Sarà quindi esaminata la possibile estensione dell’applicazione a livello internazionale“.

“Le banche di Spunta – afferma l’Associazione – sono pronte e disponibili ad effettuare test di fattibilità per il mondo bancario e finanziario europeo. Le competenze acquisite nella realizzazione di una infrastruttura a governance distribuita rendono, infatti, le banche italiane disponibili a partecipare a progetti e sperimentazioni su di una moneta digitale di Banca centrale europea. L’euro digitale, ossia una Central Bank Digital Currency (CBDC), – spiega l’Abi – può richiedere sperimentazioni per velocizzare la messa in opera di una iniziativa di livello europeo in una prima nazione”.

In Italia, infine, si possono immaginare usi diversi all’interno del settore, ma – si legge nella nota – “si può anche ipotizzare la costruzione di nodi in altri ambiti che rendano fluida la relazione con il mondo bancario”.

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