Finanza sostenibile, italiani investono poco nella lotta ai cambiamenti climatici

(Teleborsa) – Gli italiani investono poco sull’economia “green” e sono fanalino di coda nell’UE quanto a finanza sostenibile ed investimenti volti a contrastare il Climate Change. Lo rivela una ricerca promossa da Centro Studi Consumerlab ed Etica Sgr e condotta da Markonet su un campione di oltre quattromila risparmiatori.

I risultati di questa ricerca sono stati illustrati questa mattina a Roma, presso lo Stadio Domiziano, da Francesco Tamburella Coordinatore dell’Osservatorio ConsumerLab.it, Stefano Caserini, Docente di Mitigazione dei cambiamenti climatici al Politecnico di Milano e Ugo Biggeri, Presidente di Etica Sgr, la società di gestione fondi e investimenti a favore dell’ambiente del gruppo Etica Banca.

La sostenibilità ambientale e la lotta al climate change vanno assumendo una sempre maggiore centralità nelle decisioni di investimento. Lo conferma l’assegnazione anche la crescita esponenziale degli investimenti “sostenibili”: nel 2018 gli investimenti che hanno tenuto conto in maniera concreta dei criteri Ambientali, Sociali e di Governance (ESG) hanno superato nel mondo 31 mila miliardi di dollari, una crescita del 35% dal 2016, con un trend in continua accelerazione che dimostra come i Risparmiatori comincino a preferire gli investimenti sostenibili perché convinti che possano garantire, oltre a rendimenti proficui, anche un futuro migliore.0

Gli europei sono i più virtuosi: a metà 2019, il patrimonio dei fondi (attivi e passivi) allineati ESG ha superato i 1.000 miliardi di euro. L’Italia invece è rimasta indietro con investimenti sostenibili per soli 22 miliardi. Nelle Top 10 degli asset manager europei per fondi ESG non è presente nessun gestore italiano. Non lo è neanche tra i primi venti per il lancio di nuovi fondi ESG.

Italia la Cenerentola d’Europa

Nel 2017 le attività finanziarie delle famiglie italiane erano indicate in 4.374 miliardi, con una crescita di 400 miliardi negli in quattro anni, ma oltre il 30% era investito in attività liquide con un rendimento tendente a zero. E ciò si spiega con gli scarsi investimenti nella finanza sostenibile e la generale disinformazione.

Va ricordato che l’Italia è anche uno dei Paesi con le famiglie “più risparmiose” e meno indebitate al mondo – il totale della ricchezza netta delle famiglie italiane alla fine del 2017 ha avuto un valore di 9.743 miliardi, di cui 5.246 in immobili, mentre le passività sono ammontate a 926 miliardi – ma esistono anche molti squilibri nella distribuzione della ricchezza: solo il 2,6% delle famiglie italiane può definirsi concretamente benestante e solo 30.775 famiglie italiane possono definirsi ricche, detenendo il 32% dell’intera ricchezza finanziaria investibile, ma il patrimonio di queste ultime è cresciuto del 16% negli ultimi 5 anni.

In genere le famiglie benestanti sono più sensibili ai temi della sostenibilità, soprattutto quelli ambientali, ma continuano a non investire nell’economia green, anche perché si rileva una certa disinformazione sull’argomento e su quali possono essere considerati investimenti sostenibili.

L’UE chiarisce cosa si intende per sostenibilità

Un primo passo per poter individuare quali parametri rispettare per finanziare un’economia sostenibile lo ha fatto la Commissione Europea con una Guida Tassonomica pubblicata a giugno 2019 che classifica le attività che possono essere definite sostenibili per l’ambiente, capaci di contribuire in modo sostanziale alla mitigazione del climate change. La Guida definisce i criteri per analizzare 67 attività economiche, appartenenti a 8 settori con 6 obiettivi precisi da perseguire, fra cui la protezione dell’acqua e delle risorse marine, la transizione verso un’economia circolare, la riduzione degli sprechi e il riciclo dei materiali.

Le Attività Produttive dovranno indicare quanta parte del proprio fatturato potrà considerarsi sostenibile, gli investitori quanta parte del loro portafoglio potrà essere investito in attività sostenibili. Se in Italia cresce il risparmio, dovrà necessariamente crescere anche lo spazio per aprirlo agli investimenti sostenibili e ad una economia green che possano arginare il problema dei cambiamenti climatici.

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