Festival Trento, De Felice (Intesa): “Covid ha richiesto più Stato e meno mercato”

(Teleborsa) – La pandemia di Covid-19 ha visto i governi intervenire a gamba tesa su economia e libertà personali in quello che si può definire “il più grande intervento pubblico dello Stato nel secondo dopoguerra”, con 16 trilioni di dollari spesi globalmente dall’inizio della pandemia, un valore pari a circa il 20% del PIL mondiale, ed un rapporto deficit/PIL schizzato all’11,7% nei paesi avanzati, al 9,8% nelle economie in via di sviluppo e al 5,5% nelle economie a basso reddito.

E’ quanto spiega Gregorio De Felice, Chief economist Intesa Sanpaolo all’apertura del Festival di Trento, sottolineando che “l’esperienza della pandemia ha dimostrato che i rimbalzi dalla recessione più rapidi avvengono in quei paesi che meglio hanno operato con le misure di lockdown, tracciamento dei contagi o – dove si erano accumulati ritardi come negli Stati Uniti – con campagne vaccinali massicce”.

“Guardando al futuro, la risposta a quanto Stato è desiderabile avere in una economia mista come quella italiana è molto difficile”, sostiene l’economista, che individua quattro motivi per cui un intervento dello Stato nell’economia si rivela indispensabile: processi decisionali, capacità di autoregolarsi, corretta gestione dei beni pubblici (salute, istruzione), finalità redistributive ed equità.

La pandemia ha prodotto un altro grande risultato: una ritrovata identità europea. “L’Europa ha adottato in tempi rapidi misure eccezionali”, ha ricordato De Felice, aggiungendo che “la vera svolta in Europa si è avuta con il lancio di un nuovo piano per la ripresa, il Next Generation EU del valore di 750 miliardi di euro” che rappresenta “un esplicito intervento dei Governi europei nei meccanismi del libero mercato” grazie ad un sistema di incentivi e sgravi fiscali a vantaggio di “obiettivi ampiamente desiderabili dalla collettività (digitalizzazione e transizione ecologica)”.

“C’è da chiedersi se il libero mercato sarebbe stato in grado di avviare autonomamente questa doppia trasformazione. Credo di no”, ha affermato l’economista di Intesa Sanpaolo, aggiungendo che “NGEU introduce elementi fortemente redistributivi tra gli stati membri e rafforza un piano di emissione di debito comune” ed “è disegnato per far fronte alle necessità dei paesi più colpiti dalla pandemia (Spagna e Italia) e per favorire la convergenza visto che da anni l’Italia rappresenta il fanalino di coda nella graduatoria dei paesi per crescita economica”.

“Per come è concepito, NGEU pone grandi responsabilità agli stati membri e quindi al nostro Paese. Se l’Italia coglierà a pieno le opportunità offerte dal piano europeo, sarà un successo non solo per noi tutti ma per l’Europa nel suo complesso”, ha detto De Felice, sottolineando che “il successo dei programmi europei si misurerà anche nella capacità di creare le condizioni affinché i sistemi produttivi possano tornare a camminare con le proprie gambe, possibilmente con un passo più rapido, quindi “la nuova normalità dovrà prevedere un rientro nei ranghi del pubblico a vantaggio del privato“.

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