FED, cosa aspettarsi dal primo meeting dell’era Biden

(Teleborsa) – Lo scenario circostante è completamente cambiato dall’ultima volta che il presidente della FED, Jerome Powell, è salito sul palco per il consueto aggiornamento del FOMC, il comitato di politica monetaria della Federal Reserve. Joe Biden si è insediato come Presidente degli Stati Uniti, l’ex presidente FED Yellen è diventata segretario del Tesoro e sul piatto c’è un nuovo pacchetto di aiuti all’economia da 1.900 miliardi di dollari. Eppure le parole di Powell non dovrebbero essere distanti da quelle pronunciate a dicembre, non annunciando novità di rilievo sulla politica monetaria.

Tra chi ritiene improbabile che la FED annunci cambiamenti della propria politica monetaria c’è Gero Jung, Chief Economist di Mirabaud Asset Management. “Sebbene i sondaggi sulle imprese stiano evidenziando un certo miglioramento sia nel settore manifatturiero che in quello dei servizi, secondo gli ultimi PMI, i dati sul mercato del lavoro suggeriscono che le debolezze rimangono. Le richieste iniziali di disoccupazione – sebbene in calo – si attestano comunque a 900 mila, un livello molto alto”, ha commentato Jung.

Dello stesso avviso UBS Global Research, che in una nota ha scritto: “Ci aspettiamo poche novità dalla riunione, se non un FOMC esitante a mostrare eccessivo pessimismo sulla crescita o troppo ottimismo sull’impatto dei vaccini o sulla politica fiscale aggiuntiva”. Nonostante non ci si aspettino cambiamenti della politica monetaria, gli osservatori presteranno comunque attenzione alle parole di Powell su possibili cambiamenti negli acquisti di asset nell’ambito del programma di quantitative easing.

Nel meeting di dicembre la Federal Reserve aveva deciso infatti di lasciare invariati i tassi di interesse (con il costo del denaro fermo in una forchetta fra lo 0 e lo 0,25%), ma in quell’occasione Powell aveva reso noto che il programma di acquisto di bond della FED andrà avanti fino a quando non ci saranno “sostanziali progressi” sul fronte dell’occupazione e dell’inflazione, salvo però evitare di specificare quali debbano essere questi progressi.

Sul fatto che la FED non abbia definito cosa costituiscono “sostanziali progressi”, Diane Swonk, Chief Economist di Grant Thornton, ha scritto che la mancanza di chiarezza è la ragione per cui i costi dei prestiti a più lungo termine sono aumentati a gennaio. “Gli operatori di mercato si stanno preparando a quello che potrebbe essere un rallentamento a sorpresa del ritmo degli acquisti di asset”, ha scritto Swonk.

Secondo James Knightley, Chief International Economist di ING, “la FED manterrà un tono cautamente ottimista durante la conferenza stampa”, anche perchè il gruppo bancario olandese pensa che l’economia statunitense possa crescere del 5% quest’anno e che “ci saranno più pressioni inflazionistiche a breve termine con l’indice dei prezzi al consumo che probabilmente supererà il 3% nel secondo o terzo trimestre 2021″. “La FED probabilmente dirà che si tratta di un fenomeno temporaneo e che dovremmo “esaminarlo” – spiega Knightley – ma noi sospettiamo che possa persistere, in quanto le aziende cercano di migliorare i margini di profitto in un contesto di forte domanda”.

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