Fatturazione elettronica, l’allarme dei commercialisti: occupazione a rischio

Più di 100mila commercialisti si troveranno in difficoltà se queste attività verranno estromesse dalla categoria a favore di altri soggetti

(Teleborsa) Al giorno d’oggi, la parola d’ordine è sicuramente cambiamento, specie se si vuole restare al passo coi tempi. Se poi cambiamento faccia effettivamente rima con miglioramento, sono in tanti a chiederselo, soprattutto quando si parla di lavoro con le novità, che, seppur spesso preziose e necessarie per molti versi e aspetti, possono finire a volte per trasformarsi da alleate in nemiche.

In questi giorni, ad esempio, si fa un gran parlare di fatturazione elettronica e le novità che la riguardano a partire dal 2019. A scendere in campo sono i commercialisti, preoccupati dalle possibili ripercussioni negative sulla professione.

La fatturazione elettronica insieme ad altri cambiamenti normativi stanno portando l’amministrazione finanziaria ad avocare le competenze fiscali dei commercialisti. E i professionisti temono una forte riduzione di attività e introiti, con ricadute negative non solo sulla categoria, ma anche sul sistema economico. Questo l’allarme lanciato nel corso del congresso dell’Anc, l’Associazione nazionale commercialisti che si è svolto a Pesaro.
Nessuna demonizzazione, tengono a precisare, della fattura elettronica in sé, ma forte richiesta di una armonizzazione complessiva che salvaguardi occupazione e tutela del cittadino.

“I commercialisti italiani da Pesaro lanciano un allarme forte: con l’inizio degli obblighi della fatturazione elettronica dei prossimi mesi, e di tutti gli adempimenti connessi, i professionisti subiranno un danno pesante e un disagio notevole, ha affermato Vittoria Tonelli, presidente Anc di Pesaro-Urbino, e consigliere di amministrazione della Cassa nazionale dei ragionieri. La normativa procurerà una riduzione fortissima degli introiti degli studi professionali che per forza di cosa porterà ad una riduzione dei posti di lavoro, con grave danno anche alle imprese che questi assistono”.

Le dimensioni delle ricadute negative della fatturazione elettronica sulla categoria sono state calcolate con una serie di indagini condotte dall’Associazione, come illustrato da Marco Cuchel, presidente nazionale Anc. “Si tratta di una statistiche che abbiamo fatto sulle contabilità e sui dichiarativi, che è il core business di molti commercialisti. Circa 103mila commercialisti si troveranno in grossa difficoltà se queste attività verranno estromesse dalla categoria a favore di altri soggetti, in primis Agenzia delle Entrate, ma anche banche e altre figure. La preoccupazione è di vedere in difficoltà 103mila professionisti che dovranno essere ricollocati, e anche 160mila lavoratori degli studi professionali”.

SERVONO STRUMENTI CHE RAFFORZINO LA PROFESSIONE – I commercialisti chiedono a gran voce, dunque, che la nuova normativa sia accompagnata da strumenti che rinforzino, anziché indebolire, il ruolo di garanzia che i commercialisti hanno nei confronti degli apparati pubblici.

EQUO COMPENSO AL CENTRO-“Una prima risposta potrebbe essere rappresentata dell’equo compenso per professionisti”, ha sottolineato Luigi Pagliuca, presidente della Cassa nazionale di previdenza dei ragionieri. Che ha aggiunto: “Quando un contribuente si rivolge a un commercialista o a un esperto contabile ha la garanzia di lavorare con un professionista abilitato, che ha sottoscritto un’assicurazione rct professionale e che è costantemente aggiornato sulle evoluzioni delle normative economico-giuridiche.
Ovviamente questa tipologia d’incarico deve essere retribuita in maniera adeguata e l’equo compenso è uno strumento ideale”.

 

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