Fase 3, Conte ai sindacati: “No del Governo a licenziamenti. Decreto per estendere Cig”

(Teleborsa) – Tutelare i lavoratori, estendere la cassa integrazione e riformare le misure di protezione sociale. Al termine della seconda giornata degli Stati Generali a Villa Pamphilj, che ha visto al centro il tema del lavoro e la questione degli ammortizzatori sociali, il presidente del Consiglio Giuseppe Conte annuncia ai sindacati il piano del Governo per affrontare la Fase 3 dell’emergenza coronavirus.

“Vogliamo riformare le misure di protezione sociale e la cassa integrazione perché il meccanismo si è rivelato farraginoso e va semplificato” ha affermato Conte. L’obiettivo dell’Esecutivo – ha sottolineato il Premier – è “prevenire ed evitare la disoccupazione. Oggi portiamo in Cdm un decreto che consentirà a imprese e lavoratori che hanno cumulato le 14 settimane di cassa integrazione di poterne cumulare subito altre 4. Questo Governo – ha aggiunto Conte – ha fatto una scelta, fin dall’inizio, a differenza di altri Paesi. Qui non lasciamo i lavoratori, non li abbandoniamo per strada, non permettiamo che siano licenziati”.

“Come richiesto unitariamente da Uil Cgil e Cisl, il Governo ha annunciato l’emanazione di un decreto legge che permetterà a tutte le imprese, che hanno esaurito o stanno esaurendo gli ammortizzatori sociali, di poter anticipare, rispetto alla data indicata dal Decreto Rilancio, l’utilizzo delle ulteriori 4 settimane previste. Il Decreto – commenta Ivana Veronese, segretaria confederale Uil – consentirà di garantire la fruizione della Cigo o dell’Assegno Ordinario per tutte quelle imprese costrette alla chiusura sin dai primi giorni di marzo che, altrimenti, sarebbero rimaste senza nessun ammortizzatore sociale già dalla fine di giugno. Si tratta di un atto di grande responsabilità che permetterà di assicurare, a migliaia di lavoratori e lavoratrici, la continuità del sostegno al reddito. Un provvedimento che apprezziamo, ma che rischia di non essere sufficiente, perché la fase di debolezza della nostra economia continuerà ancora per parecchi mesi. Per queste ragioni abbiamo chiesto che si reperiscano le risorse finanziarie necessarie per prorogare gli interventi di cassa integrazione ed assegno ordinario sino alla fine dell’anno, con l’obiettivo di accompagnare la difficile ripartenza delle imprese, che più di altre sono state colpite dall’emergenza sanitaria. Solo quando avremo messo in sicurezza il nostro sistema produttivo si potrà affrontare il tema di una riforma degli ammortizzatori sociali sulla quale, sin da oggi, ci dichiariamo disponibili”.

Una vittoria a metà anche per il leader della Cgil, Maurizio Landini, secondo cui le misure annunciate “non sono ancora sufficienti”. Agli stati generali dell’economia – ha commentato Landini – “abbiamo ottenuto un primo risultato: le nove settimane di cassa integrazione si possono fare consecutivamente. Abbiamo, inoltre, chiesto il blocco dei licenziamenti fino alla fine anno e anche i conseguenti ammortizzatori sociali da mettere in campo”. Per il leader della Cgil è, tuttavia, necessaria “una vera riforma fiscale e una vera lotta all’evasione fiscale; un ruolo pubblico nell’economia che veda lo Stato come soggetto che fa politica industriale e investimenti, a partire dal Mezzogiorno, capace di creare nuova occupazione femminile e, soprattuto, dare occupazione ai giovani. C’è bisogno – ha sottolineato Landini – di una vera lotta alla precarietà e di un nuovo statuto dei diritti dei lavoratori. Bisogna andare a un rinnovo dei contratti nazionali attraverso una decontribuzione e defiscalizzazione degli aumenti salariali e, allo stesso tempo, vi è la necessità di una legge sulla rappresentanza che cancelli i contratti pirata e dia valore erga omnes ai contratti nazionali di lavoro”. In tale scenario per Landini “tutte le risorse europee devono essere utilizzate per fare investimenti e creare davvero un nuovo modello di sviluppo. In particolare – ha affermato – è necessario investire sullo stato sociale e nella sanità”. Nel corso dell’incontro dalla Cgil è stato posto anche il tema di una “riforma del sistema pensionistico e, allo stesso tempo, di una rivalutazione delle pensioni” oltre all’ipotesi di una “riduzione degli orari di lavoro”.

Le misure adottate finora dal Governo – ha commentato il segretario generale Ugl Paolo Capone – sono risultate “confusionarie e insufficienti per uscire dalla crisi che sta attanagliando il Paese. Basti pensare – ha aggiunto Capone – che sull’intero anno la riduzione dei redditi netti delle famiglie dei lavoratori potrebbe superare i 120 miliardi di euro con impatto sui consumi devastante (-26%), mentre salirebbero a oltre 4,6 milioni le persone in condizione di emergenza alimentare”. Dall’Ugl arriva, dunque, la richiesta al Governo “di un nuovo piano Marshall da finanziare a debito, dell’importo di circa 350 miliardi per favorire lo sviluppo delle infrastrutture strategiche e l’implementazione della banda larga attraverso un piano da definire entro 3 mesi, volto anche alla riduzione del gap che penalizza il Mezzogiorno”. Tra le richieste avanzate da Capone anche “semplificazione legislativa, normativa e burocratica, l’introduzione di termini perentori per i decreti attuativi, la digitalizzazione dei soggetti pubblici, l’espansione dello smart working e un monitoraggio operato mediante la creazione di un’unica banca dati nazionale facilmente consultabile”. Indispensabile, inoltre, “una riduzione del carico fiscale mediante misure come la flat tax e il taglio del cuneo fiscale”. Altrimenti – ha avvertito Capone – “in pochi mesi rischiamo di perdere il 27% della nostra capacità produttiva. Pertanto occorre agire in fretta perchè ciò che accadrà in Italia nei prossimi 10-15 anni dipende da quello che sarà fatto oggi”.

Quattro, invece, i punti indicati al Governo da Marco Carlomagno, Segretario Generale della Confederazione Indipendente Sindacati Europei (CSE). “Immediato sostegno alla domanda interna attraverso risorse che coprano le emergenze di cittadini e imprese; spinta all’innovazione attraverso una profonda riorganizzazione della pubblica amministrazione; snellimento delle procedure burocratiche; investimenti pubblici nel capitale umano e nell’innovazione e ricerca di base”. Per Carlomagno “è ora che lo Stato intervenga direttamente, finanziando la transizione verso la green economy e gli investimenti diretti nella ricerca. Non vorremmo più vedere interventi a pioggia ma solo investimenti mirati. Se non cambiamo rotta adesso saremo condannati ad un ruolo irrilevante nella competizione internazionale”.

Un appello affinché il Governo sostenga la transizione verso la green economy è arrivato anche dall’Unione Nazionale Imprese Recupero e Riciclo Maceri (Unirima) che ha chiesto a Conte “più incentivi per il mercato delle materie prime secondarie e investimenti nell’innovazione tecnologica. Tra gli interventi più attesi dal settore – spiega il direttore generale Francesco Sicilia – vi è l’introduzione di norme di fiscalità ambientale e incentivi per i mercati di sbocco delle materie prime secondarie/EoW, incoraggiando gli acquisti verdi (Green Public Procurement, GPP) e l’introduzione di quote minime per l’inclusione di materiale derivante da riciclo nei nuovi beni e prodotti”.

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