Fase 2 e riapertura totale: il report che ha convinto Conte a frenare

(Teleborsa) – Non sono mancate, nelle ultime ore, le critiche di quanti hanno rimproverato al Governo di aver mantenuto una linea eccessivamente prudente in vista della Fase 2, al via dal prossimo 4 maggio. Il Presidente del Consiglio Conte, dopo aver annunciato il nuovo DPCM, è tornato a difendere le scelte dell’esecutivo (“Il Governo non cerca consenso, ma di fare le cose giuste”, ha ribadito più volte in queste ore). Una scelta, senza dubbio, sofferta ma necessaria.

Una riapertura totale porterebbe ad un veloce collasso delle terapie intensive con una stima di 151 mila ricoveri già a giugno. Ciò consapevoli del fatto che anche un minimo aumento dell’indice di contagio R0 sopra il valore 1 “avrebbe un impatto notevole sul Sistema sanitario nazionale” e che, dunque, “è evidente che lo spazio di manovra sulle riaperture non è molto”. E’ quanto si legge nella relazione tecnica consegnata al governo, Istituto superiore di sanità e Comitato tecnico-scientifico Cts mettendo in guardia dai rischi e delineando vari possibili scenari per la fase 2. Nel peggiore di questi scenari si prevede che a fronte di una riapertura delle attività quasi generalizzata, incluse le scuole, l’indice di contagio R0 tornerebbe a posizionarsi sopra il valore 2 e le terapie intensive raggiungerebbero la saturazione entro poco più di un mese, l’8 giugno. I numeri dei ricoveri nelle rianimazioni tornerebbero cioè ad essere insostenibili. Uno scenario da evitare a tutti i costi.

Da qui la strategia: sperimentare per 14 giorni le misure di riapertura parziale che saranno avviate dal 4 maggio per alcuni settori lavorativi e monitorare, lasciando sul tavolo la possibilità di fare velocemente marcia indietro in base alla curva dei contagi.

Riaprire sì, ma con prudenza e senza vanificare quanto fatto finora, sottolinea il Ministro degli Esteri Luigi Di Maio: “Sfido chiunque ad avere un documento del comitato tecnico scientifico secondo cui in caso di riapertura totale avremmo rischiato 151mila ricoveri in terapia intensiva e volere la riapertura totale”, ha affermato.

La partita è ancora delicatissima. Da qui la raccomandazione degli scienziati di adottare un “approccio a passi progressivi”, puntando molto anche sui comportamenti individuali: “L’utilizzo diffuso di misure di precauzione (mascherine, igiene delle mani, distanziamento sociale), il rafforzamento delle attività di tracciamento del contatto e l’ulteriore aumento di consapevolezza dei rischi epidemici nella popolazione – affermano infatti gli esperti – potrebbero congiuntamente ridurre in modo sufficiente i rischi di trasmissione” del coronavirus. La parola d’ordine, almeno da parte della scienza, è dunque ‘prudenza’.

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