Farmaceutici, Hillary Clinton dice “basta” alla speculaizone sui farmaci

Si è scatenato il putiferio alla borsa di New York dopo alcune dichiarazioni di Hillary Clinton, candidata democratica alla Casa Bianca, in relazione ai prezzi del farmaci indebitamente gonfiati dalle big farmaceutiche e biotech. Il caso è serissimo ed impone costi esorbitanti sulla sanità e sulle famiglie americane.

L’ultimo caso è stato quello del Daraprim, un farmaco per la cura di varie patologie (malaria, toxoplasmosi ecc.), che era in commercio a oltre sessant’anni ed è passato in sole 24 ore da 13,50 dollari a circa 750 dollari.  

Non è il primo caso di speculazione sul prezzo dei farmaci, che diventano improvvisamente onerosi e proibitivi, talvolta con il pretesto dell’aggiunta di un nuovo componente innovativo  o, come nel caso del Daraprim, con l’esigenza di reperire fondi per supportare la ricerca scientifica.  

Solitamente la speculazione aveva sinora riguardato farmaci per la cura di patologie più serie come l’epatite C o il cancro, malattie che non lasciano scampo e che costringono chi vi è affetto ad indebitarsi pur di sopravvivere. Il caso del Daraprim è dunque singolare.

Quest’ultimo caso ha quindi scatenato l’ira della Clinton, che in un tweet ha definito la speculazione sui farmaci “oltraggiosa” e promesso che oggi stesso provvederà ad affrontare il problema al Congresso. Un cavallo di battaglia già percorso da altri candidati in periodo elettorale. 

Non è stato necessario altro per far crollare i titoli farmaceutici e dei colossi biotech a Wall Street. L’indice rappresentativo dlela performance dei titoli farmaceutici è scivola anche oggi dell’1,44% ed uno dei big del settore, la Valeant Pharmaceutical, crolla del 4,2%. Piangono anche Amgen, con una perdita del 2%, Gilead Sciences dell’1,17%ed AbbVie del 3,4%.

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