Fallimento per lo Chef Jamie Oliver: 25 ristoranti in tribunale per debiti

Debiti e crisi: fallimento per la catena di ristoranti dello chef Oliver

Sembra non abbia raggiunto un epilogo felice la catena di ristoranti fondata nel Regno Unito da Jamie Oliver.

Nonostante la popolarità e l’apprezzamento per il buon cibo (compreso quello italiano), l’impero fondato dallo chef Oliver non è riuscito a salvarsi dal fallimento e che vede in ballo 1.200 posti di lavoro.

La stella di Naked Chef che si è fatta strada nella gastronomia britannica, sta infatti affrontando problemi finanziari di non poco conto. Il disastro economico del volto della tv britannica Jamie Olivier arriva dopo una storia imprenditoriale con un piano di espansione massiccio e con alti e bassi al suo seguito. Parliamo infatti di un impero che conta 23 esercizi che fanno parte dalla catena “Jamie’s Italian” e a cui si aggiungono due ristoranti ubicati a Londra: Fifteen e Barbecoa.

La crisi era iniziata due anni fa, quando lo chef aveva accumulato debiti pari a 80 milioni di sterline. Anche in quell’occasione Oliver aveva rischiato la bancarotta, ma grazie a diversi milioni di euro tirati fuori dal proprio conto personale, il cuoco era riuscito a tamponare la situazione.

A quanto pare però, i problemi esistenti non hanno trovato soluzione e anche con la chiusura di oltre 12 ristoranti – avvenuta per il piano di liquidazione attuato nel 2017 – lo chef non è riuscito ad evitare il fallimento.

Lo stesso Jamie Oliver, ha dichiarato il suo profondo dispiacere per ciò che sta accadendo al suo impero: “Capisco quanto possa essere difficile ora per lo staff e i fornitori e per tutti coloro che verranno colpiti”. E ad essere colpiti porrebbero essere circa 1.200 persone che rischiano di perdere il posto di lavoro, dopo che lo scorso anno ne erano state mandate a casa già 600.

In questo momento l’impero decadente di Oliver è sottoposto ad amministrazione controllata sotto la gestione di Kpmg, una società di consulenza che cercherà di salvare il salvabile.

La crisi della catena di ristoranti dello chef si inserisce tuttavia in un clima assai incerto e che sta coinvolgendo il Regno Unito in questi ultimi tempi. Altri marchi operanti nel settore della ristorazione sono infatti stati investiti da una profonda crisi. I motivi? Ce ne sono diversi: il boom degli acquisti online ha fatto la sua parte, ma è anche vero che sono i costi da affrontare per mantenere un esercizio commerciale in piedi sono molto alti. Inoltre, anche la tassazione – che in Galles ha raggiunto il 23% – ha dato man forte a questa crisi, portando alla perdita di numerosi posti di lavoro.

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