Fabio Storchi a Teleborsa: “Innovazione è la carta vincente delle aziende emiliane”

(Teleborsa) – “L’Emilia è una delle regioni che ha reagito meglio alla crisi economica tanto che il PIL è salito più delle altre regioni.Molte delle nostre imprese che definiamo (multinazionali tascabili),hanno avuto successo sui mercati internazionali ed hanno saputo ritagliarsi nuovi spazi sui mercati compensando così quella che è stata la caduta del mercato interno”. Cosi Fabio Storchi in una intervista a Teleborsa parla dell’attuale crisi che ha colpito il nostro Paese, mettendo fuori mercato molte aziende che non hanno saputo intraprendere la strada del rinnovamento tecnologico.

Il Presidente di UNIINDUSTRIA di Reggio Emilia si sofferma anche sulla situazione europea e sulla necessità che l’Italia intraprenda la strada delle riforme, sulla necessità di un mercato del lavoro che offra personale qualificato alle imprese e sulle novità dell’azienda da lui presieduta, VIMI Fasteners, una società quotata leader della componentistica. Storchi infine parla della crisi attuale delle “associazioni intermedie” che sono state i canali per una più efficiente democrazia.

Il Governatore della Banca d’Italia all’Assemblea ha detto che l’Italia è in ritardo con la crisi tecnologica e ne ha pagato il fio con la crisi economica. L’Emilia come si trova in questi settori?

“L’Emilia-Romagna ha fatto passi in avanti importanti e significativi, è una delle regioni che ha reagito meglio la crisi. Il PIL della nostra regione è salito più delle altre regioni e il contributo che la nostra regione ha fornito al Paese è stato significativo. Molte delle nostre imprese sono imprese, che definiamo tra virgolette multinazionali tascabili, hanno avuto successo sui mercati internazionali, hanno saputo ritagliarsi nuovi spazi e compensare quella che è stata la caduta del mercato interno così pesante”.

Dal punto di vista dell’innovazione, quindi, c’è stato molto fermento – prosegue Fabio Storchi – e in particolare dal punto di vista dell’innovazione di prodotto, forse, abbiamo perso qualche punto rispetto ai tedeschi; in particolare sull’innovazione digitale, questa rivoluzione che sta cambiando la società ha cambiato anche le nostre imprese e modelli di business. Ecco, da questo punto di vista credo che ci sia ancora tanto da fare nel nostro Paese, sicuramente la dimensione delle imprese. Dimensione di piccola taglia non aiuta, non aiuta in questi processi di innovazione radicali. Tuttavia anche come Industriali di Reggio Emilia siamo impegnati a mettere a punto una serie di servizi e una serie di tematiche proprio per aiutare le nostre imprese, specialmente le piccole medie imprese, a traghettare verso digitale per la trasformazione digitale delle loro imprese”.

Alla base della tecnologia c’è la ricerca e l’innovazione, quanto si investe?

“La nostra Regione investe parecchio, credo che dopo la Lombardia sia la seconda Regione per deposito di brevetti e quindi c’è un’attività sicuramente importante e significativa dal punto di vista della ricerca. Ne parlavo anche prima, in particolare sul prodotto c’è molto innovazione; molte delle nostre imprese sono ambite anche dai concorrenti stranieri che passano ogni tanto a fare qualche acquisizione, proprio per la unicità e originalità dei prodotti che abbiamo messo insieme. Quindi c’è uno sforzo significativo ma evidentemente non è sufficiente in un’economia globale che si misura sulle innovazioni. L’innovazione è la parola magica per l’impresa che vuole restare sul mercato, bisogna continuamente innovare il prodotto, i processi e l’organizzazione aziendale, proprio per essere in grado di rispondere sempre meglio a una competizione che diventa sempre più ardua e che viene portato avanti da tutti i paesi del Mondo.

Lei proprio in Emilia è un forte promotore di quelli che sono gli aggregati della meccatronica, che è una disciplina che mette insieme meccanica, elettronica e digitale. Ma dove trovate le persone qualificate? Come fate?

“Questa è un’intuizione che abbiamo avuto una ventina d’anni fa, quando ero ancora Presidente degli Industriali di Reggio Emilia, nella considerazione la consapevolezza di questa ricchezza che il nostro territorio offriva, di tante imprese che erano specializzate in diversi settori, diversi rami della Meccanica, dell’Idraulica, dell’Elettronica e dell’Informatica. Proprio in quegli anni cominciammo a sviluppare queste fusioni di tecnologie per mettere a punto prodotti e sistemi, soluzioni di prodotto che combinavano tutte queste tecnologie. Perché questa combinazione di tecnologie consente al prodotto di performare meglio in ambiti e in spazi più contenuti e quindi di costare molto meno. Questa fu una intuizione che avemmo una ventina di anni fa, su questo poi abbiamo costruito un Club della meccatronica, tutti gli anni abbiamo un premio della Meccatronica che facciamo anche con Il Sole 24 Ore e che abbiamo sviluppato anche nei confronti del sistema scolastico e universitario”.

In particolare nel 2003-2004 – spiega il Presidente Unindustria – in presenza dell’Università di Modena e Reggio della nuova sede di Reggio Emilia, che costituemmo proprio in quegli anni, di fronte ad una facoltà di ingegneria che si stava formando nella nostra città, insieme con il professor Bisi, che era il Preside di questa facoltà, decidemmo di attribuire il nome di Meccatronica a questo nuovo corso di laurea che introducemmo a suo tempo. Questo ha avuto un grande successo nel tempo, gli studenti si sono moltiplicati. Abbiamo tantissimi ragazzi che arrivano tutte le parti d’Italia per laurearsi in ingegneria meccatronica. Poi la meccatronica sostituito in larga parte del Paese il nome di meccanica. Quindi tanti miei colleghi di Confindustria, a partire da Milano, Varese, Bergamo, per non parlare di Vicenza di altre città d’Italia, hanno introdotto il termine meccatronica per sostituire quello della Meccanica. Questo è il comparto che dà ancora lustro alla città di Reggio Emilia e del nostro territorio perché sulla meccatronica noi abbiamo qualche centinaio di imprese che fatturano miliardi e che esportano tantissimo nel Mondo.

Lei tra l’altro è anche membro del Consiglio Generale della Confindustria. Recentemente il presidente della Confindustria Boccia ha detto che bisogna far partire una stagione di riforme per un’Europa unita e più forte. Ma quali riforme? Da quali cominciare?

“Una delle prime riforme che l’Europa dovrà adottare è sicuramente la riforma degli investimenti in infrastrutture. L’Europa, dallo scoppio della crisi del 2008, ha ridotto di quasi il 30% gli investimenti complessivi nelle infrastrutture. Credo che di questo siamo stati penalizzati fortemente noi italiani che pure abbiamo ridotto tantissimo quelli che sono gli stanziamenti delle Infrastrutture del Paese, ed è sicuramente una misura da rilanciare perché il provvedimento il progetto Juncker di questo finanziamento straordinario, ha fornito veramente pochi strumenti alle nazioni come l’Italia. L’altra riforma di grande importanza che l’Europa dovrà affrontare è sicuramente quella della Difesa, quella di dotarsi di un sistema di difesa autonomo che le consenta di poter dialogare pari pari con le altre grandi potenze del Mondo. Per poter riprendere un ruolo di prima importanza, come le compete, rispetto al peso economico e al peso politico e culturale nel contesto internazionale”.

Presidente, lei è stato un creatore di parecchie industrie fortemente innovative. L’Ultima delle quali, la VIMI Fasteners, che presiede, è una società leader della componentistica per aziende dell’automative, dell’aviazione, del gas e delle infrastrutture. Ecco, come vive questo periodo di crisi?

“E’ un periodo di crisi e nello stesso tempo è un periodo di grande eccitazione in questo processo di trasformazione che interessa un po’ il mondo industriale. Io arrivo da lontano, ho costituito la mia prima società nel 1970 insieme ai miei fratelli, e ho sempre cercato di innovare il prodotto e i processi e le imprese all’interno delle quali ho operato. Cosa significa questo? Significa porsi continuamente la domanda di cosa fare dopo, di come migliorare le performance, di come essere più bravi degli altri, di come affrontare i mercati esteri e conquistare nuove quote di mercato. Io sono uno startupper degli anni ’70, e continuando in questa carriera imprenditoriale, l’ultima esperienza quella cui faceva riferimento lei, questa Vimi Fasteners di Novellara in provincia di Reggio Emilia, che si occupa di sistemi di fissaggio per i settori industriali più avanzati. Questa è un’azienda che si richiede evidentemente molto impegno perché aveva una quota di mercato del 50% dell’automotive, che stiamo Riducendo il 40% grazie al cambiamento di certi settori, Quindi stiamo introducendo nuovi prodotti che vanno a fornire l’aerospace, piuttosto che l’oil and gas, piuttosto che il settore delle infrastrutture. Quindi c’è un processo di innovazione, di trasformazione del prodotto verso nuovi ambiti e nuovi mercati che evidentemente è appassionante in questa ricerca di novità e di innovazione. Noi investiamo tantissimo in questo settore, siamo a seconda dell’anno tra il 3 e il 5 per cento dei nostri investimenti sul nostro fatturato e riceviamo continuamente anche i riconoscimenti da parte della Regione piuttosto che dal MISE, per questi progetti di ricerca e di innovazione che continuamente portiamo avanti nella nostra società e nella nostra industria.

Il professor De Rita, che analizza ogni anno la situazione del nostro Paese, non solo sotto l’aspetto sociologico ma anche sotto l’aspetto economico che cosa ci dice? Ci dice che la crisi delle società intermedie e dell’associazionismo ha portato ad una crisi della democrazia e ad una crisi anche dell’economia. Lei presiede un’associazione industriale, che cosa state facendo per gli industriali?

Questa è una bella domanda, complimenti. Sicuramente và nella direzione di testimoniare dopo una lunga militanza anche nel sistema di Confindustria l’importanza dell’associazionismo per le imprese associate, per le imprese industriali. In un momento di grande cambiamento e di trasformazione come quello che caratterizza i nostri giorni, l’imprenditore si trova alle prese con cambiamenti della sua azienda, dei modelli di business, si chiede continuamente cosa fare per affrontare il nuovo del mercato e quindi ha bisogno di confrontarsi con i suoi colleghi e confrontarsi con il Presidente dell’Associazione Industriali, con il sistema confindustriale. Proprio per trarre indicazioni, suggerimenti utili per poter indirizzare correttamente la propria inglesa. Ma poi quello che è significativo sempre di più è anche questo lavoro di rappresentanza che le associazioni di impresa portano avanti a favore dei membri associati, perché oggi un’impresa è competitiva nella misura in cui opera in un territorio competitivo. Sempre di più la rilevanza viene assunta dalle città e dai territori, dalla capacità di queste città e territori di poter attrarre i talenti, di poter sviluppare servizi ed esternalità, quindi servizi di consulenza molto avanzati, che consentono alle imprese di poter riorganizzare, reindirizzare le loro attività in un modo consono a quella che oggi è la competizione globale.

di Dino Sorgonà

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