Export in frenata verso l’area UE. Surplus commercio cala a giugno

(Teleborsa) – Frena l’export tricolore a giugno, registrando un calo dello 0,4% rispetto al mese precedente, mentre le importazioni risultano stazionarie. Lo rileva l’Istat, segnalando che il surplus del commercio estero globale è quindi sceso a 4,7 miliardi, al di sotto di quello del mese precedente, ma ampiamente superiore a quello di giugno 2015 (+2,8 miliardi).

La lieve flessione congiunturale dell’export è la sintesi di un calo delle vendite verso i mercati Ue (-0,9%) e di un aumento di quelle verso i paesi extra Ue (+0,3%). 

Anche su anno l’export è in calo (-0,5%) ed è da imputare all’area extra Ue (-2,8%), mentre l’area Ue (+1,3%) risulta in crescita. Le vendite di prodotti petroliferi raffinati (-34,7%) sono in forte diminuzione mentre le esportazioni di mezzi di trasporto, autoveicoli esclusi (+11,9%) e di prodotti dell’agricoltura, della silvicoltura e della pesca (+8,1%) contrastano il calo tendenziale dell’export.

La diminuzione tendenziale dell’import (-6,1%) è determinata principalmente dall’area extra Ue (-13,0%) e dagli acquisti di prodotti energetici (-27,6%).

Nel secondo trimestre 2016, l’aumento delle esportazioni (+2,4%) è superiore a quello delle importazioni (+1,8%). La crescita dell’export è determinata da entrambe le aree di interscambio: +2,9% per l’area extra Ue e +2,1% per l’area Ue. I prodotti energetici registrano l’espansione più consistente (+15,2%).

Alla fine del primo semestre, l’avanzo commerciale raggiunge 23,3 miliardi (+35,5 miliardi al netto dei prodotti energetici). Si rileva un aumento tendenziale dei volumi per entrambi i flussi: +4,1% per l’import e +0,7% per l’export.

I dati Eurostat disponibili per i primi cinque mesi dell’anno indicano per le esportazioni italiane un tasso d’incremento rispetto allo stesso periodo del 2015 pari allo 0,1%, identico a quello dell’Area euro. Il contributo dell’Italia alle esportazioni dell’Area euro è stabile (11,1%), mentre sono in aumento quelli di Germania (da 32% a 32,5%), Francia (da 12,2% a 12,3%) e Spagna (da 6,8% a 7%).

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