Ex Ilva, Conte e la soluzione che passa per l’intervento pubblico

Il premier conferma che lo Stato potrebbe intervenire con un ruolo di sostegno e controllo.

L’ex Ilva potrebbe essere salvata da un intervento pubblico. Lo ha ribadito il premier Giuseppe Conte in un’intervista. Il Capo del Governo ha dichiarato di non escludere un intervento dello Stato, che non effettuerà una sostituzione del privato, ma sarà una presenza di sostegno e di controllo.

Le parole del premier seguono le dichiarazioni successive al vertice con AncelorMittal che si è tenuto venerdì a Palazzo Chigi: “È stata valutata anche la possibilità di un intervento pubblico, abbiamo assicurato la disponibilità di una valutazione, anche con misure sociali d’accordo con le associazioni sindacali”, queste le parole di Conte nella conferenza stampa post vertice.

L’incontro è stato positivo, tanto che il colosso indiano dell’acciaio si è mostrato disponibile a tornare sui suoi passi dopo la richiesta di recissione del contratto. Anche il Ministro dell’Economia Roberto Gualtieri ha dichiarato che la trattativa si è messa su “binari positivi”. Insomma, la crisi dell’ex Ilva registra un timido passo in avanti.

Il Governo italiano vuole delle garanzie ben precise, la prima è lo stop agli esuberi, o meglio, l’ex Ilva deve garantire la massima occupazione possibile. Altro punto cruciale sul quale l’Esecutivo e il premier Conte solleciteranno AncelorMittal a dare risposte concrete, è il rafforzamento del piano di risanamento ambientale di Taranto, introducendo tecnologie pulite. Su entrambi i fronti, sostegno all’occupazione e piano ambientale, potrebbe inserirsi l’intervento dello Stato. In che misura e con quali modalità, è tutto ancora da stabilire.

La soluzione dell’intervento dello Stato piace molto ai sindacati, in particolare alla Cgil di Maurizio Landini secondo cui serve un soggetto pubblico che garantisca e controlli investimenti e bonifiche. L’USB invece chiede che dal caso Ilva riparta una politica industriale diversa con un più ampio intervento dello Stato, perché, sostiene l’Unione Sindacale di Base, “Taranto dimostra sia l’ennesimo fallimento dei privati, il loro disinteresse nel coniugare lavoro, sicurezza e salute, sia l’assenza di strumenti pubblici per affrontare una crisi economica, occupazionale e ambientale”. Contro questa deriva, l’USB suggerisce di “Ricostruire Istituti e Agenzie pubbliche in grado di coniugare ricerca ed industria dentro un disegno pubblico in cui salute, sviluppo e lavoro non fossero vissuti come alternativi”.

Nei prossimi giorni, quando riprenderà la trattativa tra Governo, AncelorMittal e parti sociali, sarà chiaro quale direzione prenderà la vicenda e quale contributo dovrà dare lo Stato per salvare l’ex Ilva e la città di Taranto.

 

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