Ex Ilva, da Ancelor un miliardo per andare via: la controproposta

Il colosso franco-indiano ha pronto un piano per lasciare Taranto ma il Governo italiano vuole di più.

Ancelor Mittal è pronta a lasciare definitivamente l’ex Ilva di Taranto. È ormai scontro aperto con il Governo e i sindacati, dopo che nei giorni scorsi l’amministratore delegato del colosso franco indiano dell’acciaio ha presentato un piano industriale che prevede quasi 5 mila esuberi. Il progetto è stato giudicato irricevibile dal Governo italiano, e allora il piano B, quello dell’abbandono, diventa improvvisamente molto concreto.

Non sarebbe un addio indolore quello di Mittal allo stabilimento di Taranto. Il piano su cui si sta trattando ora sarebbe già nelle mani del Governo e vede un’offerta da 1 miliardo di euro da parte di Ancelor Mittal per restituire l’ex Ilva all’amministrazione straordinaria. Nella cifra sono compresi 500 milioni per lo svuotamento del magazzino, 90 milioni di euro di fidejussione, 400 milioni di rinuncia alle somme già investite per il risanamento ambientale. Tuttavia il Governo non sarebbe incline ad accettare questa proposta, chiedendo invece di aggiungere altri 350 milioni di euro di mancate manutenzioni, e la penale vera a propria di 500 milioni di euro per la risoluzione del contratto. In pratica, il Governo raddoppia la posta.

Si tratta, ma la sensazione è che il percorso sia tracciato: Ancelor andrà via e il Governo si troverà con il cerino in mano a decidere che futuro dare ad una delle acciaierie più grandi d’Europa.

L’alternativa per far rimanere Mittal prevede invece che il Governo entri direttamente nell’amministrazione dell’ex Ilva con una quota pari al  18,2%, come Invitalia o Cassa Depositi e Prestiti. A ciò l’esecutivo sarebbe pronto ad aggiungere anche la reintroduzione dello scudo penale. La parte pubblica potrebbe anche investire per l’installazione dei forni elettrici per una cifra compresa tra 200 e 250 milioni. Tutto questo a patto che siano azzerati gli esuberi già annunciati. Anche su questo aspetto potrebbe intervenire il pubblico disponendo cassa integrazione, incentivi all’uscita, e riassorbimento di parte del personale in altre aziende controllate dal Mef.

In questo scenario ambiguo, l’altra incognita è rappresentata dal futuro dell’altoforno numero 2, che potrebbe essere chiuso a breve su disposizione della magistratura.

La prossima settimana si annuncia molto difficile e forse decisiva per lo stabilimento di Taranto. Da una parte ci sarà la ripresa dei colloqui e delle trattative per decidere il futuro dell’ex Ilva, dall’altra i lavoratori diranno la loro con un maxi sciopero contro gli esuberi annunciati e la protesta che si sposta in Piazza Santi Apostoli a Roma.

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