Evasione fiscale: come funzionano i controlli in Francia e perché sono stati un successo

Mentre in Italia è in atto una stretta sul penale tributario in Francia si raccolgono i primi frutti della lotta all'evasione fiscale

La lotta all’evasione fiscale è uno dei punti cardine del programma politico dell’attuale Governo. Chi non paga le tasse, una volta che il Decreto Fiscale verrà convertito in legge, dovrà presto fare i conti con un’inasprimento delle pene e un sistema sanzionatorio più rigido che non fa sconti a nessuno.

Ispirata dagli stessi principi che oggi stanno guidando l’Esecutivo in Italia, la Francia lo scorso anno aveva dichiarato guerra agli evasori, rivoluzionando il sistema dei controlli e dando il via ad un cambiamento che adesso – a distanza di mesi – sta dando i suoi frutti.

Era l’ottobre del 2018 quando lo Stato francese, a seguito dello scandalo per frode fiscale che aveva coinvolto l’ex ministro al Budget Jérôme Cahuzac, decise di mettere in atto una serie di riforme volte a migliorare i controlli dell’Amministrazione Finanziaria (rendendoli più efficienti) e a garantire pene più severe per chi eludeva il Fisco. È passato un anno da allora e, dati alla mano, si può dire che il Governo di Macron sta raccogliendo i risultati positivi del lavoro svolto in questo arco di tempo.

Nei primi nove mesi dell’anno, le casse pubbliche francesi hanno recuperato 5miliardi e 600milioni di euro, il 40% in più rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Certo di questa somma fanno parte l’assegno di 495milioni staccato da Google per patteggiare con il Fisco d’Oltralpe e i 30 milioni versati dalla gruppo Carmignac per chiudere il contenzioso con lo Stato. A netto di tali somme, comunque, quello della Francia resta un ottimo risultato (+ 25% di entrate in più rispetto all’anno scorso che, se non recuperate, sarebbero andate perse).

Il modello francese, dunque, potrebbe fungere da esempio per l’Italia, impegnata oggi nella stesura di una Manovra Finanziaria che punta a recuperare tutto ciò che sfugge al Fisco.

Quello che ha fatto la Francia, in pratica, è stato partire dall’istituzione di una polizia fiscale, un vero e proprio dipartimento delle forze dell’ordine che si occupa solo di reati fiscali – tributari. Gli agenti, in questo caso, sono guidati da un magistrato che, all’occasione, può anche autorizzare perquisizioni e intercettazioni. Con l’obiettivo di rendere più rapidi ed efficienti le indagini, inoltre, è stato abolito il “Verrou de Bercy”, organo della pubblica amministrazione a cui spettava decidere se avviare o meno le indagini in presenza di uno o più casi di evasione fiscale.

Al Verrou de Bercy si è deciso di dire addio a seguito dello scandalo che ha coinvolto il Ministro Cahuzac che – paradossalmente – si è trovato nella posizione di dover decidere se dover procedere contro se stesso per evasione fiscale. Adesso la Pubblica Amministrazione è tenuta a trasferire direttamente i dossier in procura tutte le volte in cui si trova davanti ad una frode (senza quindi dover aspettare l’autorizzazione del Verrou de Bercy).

Per scoraggiare le condotte fraudolente, come in Italia, lo Stato francese ha inasprito le pene per i condannati per frode. A seguito del raddoppio delle sanzioni, oggi, chi evade il Fisco in Francia rischia di dover pagare sanzioni fino a 500mila euro e la reclusione fino a 5 anni. Per i reati commessi in maniera reiterata ed organizzata le ammende possono arrivare fino a 3milioni di euro e gli anni di carcere possono salire a 7.

Puniti saranno anche i consulenti finanziari delle società che hanno commesso la frode e che, dalle indagini, risultano consapevoli o complici del reato. Per questi ultimi è stato introdotto una sorta di “Daspo” e una sanzione amministrativa.

Lo Stato francese, come anticipato sopra, è riuscito a recuperare 500milioni e 600mila euro nell’ultimo anno grazie anche all’incrocio dei dati finalizzato ai controlli. In pratica, non solo si è puntato a rendere più efficiente il sistema di comunicazione tra i vari enti pubblici, ma è stato reso possibile lo scambio diretto e veloce di dati e informazioni già in possesso dell’Amministrazione.

Una novità importante ha coinvolto poi anche le piattaforme internet, che in Francia sono tenute adesso alla comunicazione del fatturato degli utenti che utilizzano il loro servizio. Lo scopo è quello di scovare i “furbetti” che fino a poco tempo fa speravano di aggirare il sistema operando in un settore dove potevano essere irrintracciabili. Per questo motivo superata la soglia minima di 3mila euro e di 20 transazioni in un anno ogni piattaforma è tenuta a trasmettere al Fisco una comunicazione obbligatoria dei dati.

Ispirando al sistema americano, inoltre, il Governo francese ha deciso di rendere pubblici i nomi dei condannati per evasione fiscale. Fino a prima dell’intervento di Riforma era una facoltà del giudice decidere se pubblicare o meno la sentenza di condanna rendendo noti i nomi dei condannati.

L’insieme di tutti questi interventi ha permesso alla Francia di fare meglio dell’Italia nell’ultimo anno. Non si tratta di una gara, sia chiaro, ad onor del vero, però, in un momento in cui il Governo italiano sta lavorando per eliminare alla radice il problema dell’evasione fiscale, molti sono quelli che si stanno domandando se non sia il caso che l’Italia si ispiri al modello francese d’ora in avanti.

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