Eurozona supera fase shock ma PMI manifatturiero non cela incertezze

(Teleborsa) – L’economia dell’Eurozona supera lo shock prodotto sul settore manifatturiero dalla pandemia di Covid-19, fra marzo ed aprile, anche se restano molte incertezze sul futuro. Lo confermano gli indici PMI manifatturieri del mese di maggio, che indicano un generale recupero delle aspettative dei direttori d’acquisto delle aziende, ed anche la persistenza di alcuni elementi negativi, che fanno ritenere questo rimbalzo temporaneo e di breve durata. Infatti, il recupero dei PMI è accompagnato da forti crolli dei nuovi ordini e della produzione ed aumentano anche i tagli occupazionali a causa del pessimismo delle aziende manifatturiere per la produzione futura.

Dalla lettura dei dati preliminari ‘flash’, l’Indice IHS Markit PMI Manifatturiero è risalito a 39,4 punti da 33,4, risultando superiore ai 39,5 punti attesi dagli analisti.

Fra le maggiori economie europee, la Germania mostra un miglioramento del PMI manifatturiero a 36,6 da 34,5 poco sotto il consensus di 36,8. In Francia il PMI manifatturieri è srialito a 40,6 punti da 31,5, superando le attese di 40,3 punti. La Spagna vede salire il PMI a 38,3 punti dai 30,8 precedenti, superando le attese di 38 punti. Il mese di maggio è stato positivo anche per l’Italia, dove il PMI ha recuperato a 45,4 da 31,1, superando largamente i 37,1 delle attese.

Al di fuori dell’UE, la Gran Bretagna fa segnare un PMI manifatturiero di 40,7 punti, in linea con il consensus, contro i 32,6 punti precedenti.

“Mentre aspettiamo i crolli senza precedenti della produzione industriale e del PIL nel secondo trimestre, l’indagine fornisce speranze che il settore manifatturiero probabilmente assisterà a qualche stabilizzazione, e potenzialmente persino ad un ritorno alla crescita durante il terzo trimestre”, commenta Chris Williamson, Chief Business Economist presso IHS Markit.

“Che la crescita possa riportare una forte impennata – aggiunge – rimane comunque molto incerto visto che il distanziamento sociale, l’alto livello di disoccupazione e il crollo dei profitti aziendali faranno si che la domanda, sia nazionale che estera, rimarrà debole ancora a lungo”.

(Foto: © senoldo/123RF)

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