Eurozona, S&P: recessione evitata grazie a slancio ripresa e risparmi

(Teleborsa) – Un’inflazione più elevata, colli di bottiglia prolungati nella catena di approvvigionamento e una minore fiducia causeranno una riduzione della crescita dell’Eurozona rispetto a quanto previsto in precedente. Lo afferma S&P Global Ratings, che si aspetta ora una crescita del PIL al 3,3% quest’anno per la zona euro. Si tratta di un calo di 1 punto percentuale rispetto alla previsione base di novembre. Nel 2023 la crescita del PIL si dovrebbe assestare al +2,6% nel 2023. “Tuttavia, prevalgono i rischi al ribasso perché l’evoluzione del conflitto rimane incerta”, sottolinea l’agenzia di rating. S&P Global vede la crescita italiana nell’anno in corso a 3,1%, al 2,1% nel 2023 e all’1,5% nel 2024.

S&P prevede ora che l’inflazione nell’eurozona raggiunga il 5% quest’anno, il 2,2% nel 2023 e circa il 2% da allora in poi. Inoltre, viene stimato che il conflitto in Ucraina ridurrà di circa 1,5 punti il ??potere d’acquisto dei consumatori quest’anno, rispetto alle aspettative di novembre, il che si tradurrà in minori consumi e domanda aggregata.

La posizione rispetto a prima della pandemia

Secondo la ricerca, l’Eurozona affronta lo shock provocato dall’invasione russa dell’Ucraina in una posizione migliore rispetto alla situazione pre-pandemia. Le famiglie hanno accumulato molti risparmi in eccesso durante la pandemia. È vero che i risparmi in eccesso sono orientati verso le classi di reddito più elevate, ma meno che negli Stati Uniti; inoltre, la politica fiscale cercherà di ridurre l’impatto dell’aumento dei prezzi dell’energia sulle famiglie a basso reddito.

Il mercato del lavoro ha registrato una forte ripresa, con la fiducia dei consumatori vicina a livelli record prima del conflitto. Il tasso di disoccupazione è ora al suo livello più basso dall’introduzione dell’euro nel 1999 e vicino al suo tasso naturale. “Ciò significa che i lavoratori sono in una buona posizione per contrattare per salari più alti, il che potrebbe compensare alcune delle maggiori pressioni inflazionistiche sulle loro borse”, sottolinea S&P. Buone prospettive occupazionali e risparmi contribuiranno ad attutire lo shock dell’aumento dei prezzi sul potere d’acquisto delle famiglie.

Il sostegno fiscale e monetario

Sul lato fiscale, i governi devono ancora spendere gran parte dei loro pacchetti di ripresa per la ripresa post-pandemia. Pertanto, l’agenzia di rating prevede che la maggior parte dell’aumento degli investimenti pubblici avverrà nel 2022 e nel 2023. Per quanto riguarda la politica monetaria, la Banca centrale europea mantiene condizioni di finanziamento molto flessibili. Anche se sta riducendo gradualmente i suoi acquisti netti di attività a 20 miliardi di euro a giugno, “non ci aspettiamo che ciò dia un aumento sostanziale ai tassi a lungo termine, date le dimensioni del bilancio della BCE e i reinvestimenti in corso”.

L’aumento dei prezzi dell’energia

I prezzi del petrolio e del gas sono aumentati notevolmente dall’inizio del conflitto, aggiungendosi alle già elevate pressioni inflazionistiche nell’eurozona. Negli ultimi sei mesi, i prezzi dell’energia hanno contribuito a più della metà della pressione inflazionistica principale. “Ora ci aspettiamo che sia così per il resto dell’anno – afferma S&P – Nel frattempo, i costi di input più elevati delle imprese, dovuti a problemi della catena di approvvigionamento, sono stati trasferiti ai consumatori più rapidamente del solito a causa dell’elevata domanda di beni durevoli. Ciò significa che le aziende potrebbero persino essere riuscite a preservare i propri profitti“.