Eurozona si conferma in stagnazione. Dati PMI ottobre migliorano di poco

(Teleborsa) – All’inizio del 4° trimestre l’Eurozona si conferma vicinissima alla stagnazione. Lo conferma la stima preliminare dei PMI dell’Area, pubblicati da Markit, che confermano in particolare le difficoltà del manifatturiero.

Dalla lettura dei dati preliminari ‘flash’, l’Indice IHS Markit PMI Composito dell’Eurozona a ottobre si è attestato a 50,2 punti, in modesto rialzo rispetto a 50,1 di settembre ed ai massimi degli ultimi due mesi. Il dato è inferiore alla stima del mercato che attendeva un livello di 50,3 punti.

Il PMI Manifatturiero invece resta fermo a 45,7, in zona contrazione (sotto la soglia dei 50 punti). L’indicatore risulta sotto0 le previsioni degli analisti che avevano stimanto un livello in peggioramento a 46,1 punti.

Accelera un po’ il settore servizi, con il relativo PMI delle attività terziarie che si porta a 51,8 punti dai 51,6 punti precedenti, poco sotto il consensus di 51,9.

Fra le maggiori economie europee, la Germania ha registrato un miglioramento dell’attività nel mese di ottobre con un PMI composito a 48,6 da 48,5, ma sotto le attese (48,8), ed un PMI manifatturiero in salita a 43,9 da 41,7 (attese 42). Bene la Francia, dove il PMI composito sale a 52,6 da 50,8 (consensus 51) ed il manifatturiero a 50,5 da 50,1 (atteso 50).

Commentando i dati, Chris Williamson, Chief Business Economist presso IHS Markit ha dichiarato: “All’inizio del quarto trimestre l’economia dell’eurozona ha registrato valori vicini alla stagnazione, con il PMI flash che ha mostrato una crescita trimestrale del PIL appena inferiore allo 0,1%”.

“La contrazione manifatturiera – ha spiegato – è stata la peggiore dal 2012, e continua a contaminare il settore dei servizi, che nell’indagine di ottobre ha infatti osservato la crescita dei nuovi ordini più bassa in quasi cinque anni”.

“L’indagine indicache il mandato di Mario Draghi alla guida della BCE – conclude – si conclude con un PIL quasi allo stallo, con una crescita occupazionale più lenta, con prezzi quasi fermi e un crescente pessimismo per il futuro: fattori questi che porranno una maggiore pressione su Christine Lagarde nella ricerca di una nuova cura per la ricaduta al malessere dell’eurozona”.

(Foto: © European Union 2019 – Source : EP)

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