Eurozona, indici PMI: crescita rallenta e tocca il minimo in 16 mesi

(Teleborsa) – L’espansione dell’economia dell’Eurozona ha registrato un notevole rallentamento nel mese di giugno 2022 a causa di una domanda in stallo e a prezzi in continuo rialzo, segnando i valori minimi in 16 mesi. Secondo le stime preliminari di IHS Markit, l’indice PMI manifatturiero è sceso a giugno a 52 punti (minimo in 22 mesi) dai 54,6 precedenti, risultando inferiore ai 53,9 punti attesi dagli analisti. Si indebolisce anche il PMI dei servizi, attestandosi a 52,8 punti (minimo in 5 mesi) rispetto ai 56,1 precedenti e ai 55,5 punti attesi. Di conseguenza il PMI composito si porta a 51,9 punti (minimo in 16 mesi) dai 54,8 precedenti (era atteso a 54 punti).

Fra le maggiori economie europee, la Germania mostra un peggioramento del PMI manifatturiero a 52 da 54,8, sotto il consensus di 54 punti, e un calo del PMI sevizi a 52,4 da 55 (sotto il 54,5 atteso). In Francia, il PMI manifatturiero si porta a 51 da 54,6 (54 punti il consensus) e il PMI servizi a 54,4 da 58,3 (era atteso 57,6).

“La crescita economica dell’eurozona sta mostrando segni di incertezza visto l’affievolimento della domanda repressa dalla pandemia, acuito dallo shock creato dal costo della vita e dal crollo dell’ottimismo delle aziende e dei consumatori – ha commentato Chris Williamson, Chief Business Economist presso IHS Markit – Escludendo i mesi delle restrizioni pandemiche, il rallentamento di giugno è stato il più brusco registrato dall’indagine dal picco della crisi globale finanziaria del novembre 2008″.

Le aziende hanno anche indicato una riduzione delle previsioni di produzione per il prossimo anno, segnando il valore più basso da ottobre 2020. Sia la stagnazione della domanda che il peggioramento delle prospettive economiche sono state ampiamente attribuite all’aumento del costo della vita, all’irrigidimento delle condizioni finanziarie e ai timori sull’energia e sulla catena di fornitura dovuti alla guerra in Ucraina e agli attuali problemi legati alla pandemia.

“La presenza di giacenze invendute suggerisce che il settore manifatturiero probabilmente cercherà di ridurre la capacità produttiva nei mesi prossimi e questo, assieme al peggioramento generale del settore dei servizi e al crollo dell’ottimismo, colpirà inevitabilmente la crescita occupazionale”, ha aggiunto Williamson.