Eurozona, indice PMI a livello più alto in un anno

(Teleborsa) – Anche se solo leggermente e al tasso più debole in un anno, continuano a peggiorare a febbraio le condizioni operative del settore manifatturiero dell’Eurozona. L’indice destagionalizzato IHS Markit PMI del Settore Manifatturiero ha registrato a febbraio 49,2 punti, in salita da 47,9 di gennaio e leggermente al di sopra della precedente stima flash.

Nonostante il PMI abbia ormai riportato un valore inferiore alla soglia di non cambiamento di 50 punti per 13 mesi consecutivi, l’indagine di febbraio ha segnato non solo il valore più alto in un anno, ma anche il secondo mese consecutivo di aumento.

A febbraio i PMI nazionali sono risultati generalmente più alti. Detto ciò, la Francia in particolare ha osservato come il suo PMI sia
sprofondato al livello più basso in sette mesi, mentre peggiorano ulteriormente le condizioni operative in Italia. Anche la Germania, maggiore economia manifatturiera ha osservato un altro peggioramento della prestazione anche se il rispettivo PMI ha raggiunto il livello più alto in più di un anno. La Grecia invece ha assistito ad una forte accelerazione della crescita, e allo stesso tempo i Paesi Bassi hanno registrato un solido miglioramento. Un’espansione modesta è stata osservata in Irlanda, ma Austria e Spagna hanno riportato aumenti marginali.

A febbraio sono evidenti le restrizioni sull’offerta, infatti si allungano notevolmente, e per la prima volta in un anno, i tempi medi di consegna dei fornitori. Le imprese manifatturiere hanno principalmente collegato il peggioramento delle performance alla chiusura delle fabbriche in Cina dovuta al coronavirus. Tutte le nazioni hanno registrato tempi di consegna più lunghi, con i Paesi Bassi che però hanno riportato gli allungamenti maggiori.

Per concludere, dopo aver raggiunto a gennaio il valore record in quasi un anno e mezzo, durante l’ultima indagine diminuisce leggermente l’ottimismo. Con la sola eccezione di Austria e Grecia, le previsioni sul futuro sono risultate più negative con il livello di ottimismo più basso registrato dalla Germania e subito dopo dalla Francia.

“Nonostante le diffuse segnalazioni da parte delle aziende campione su come l’emergenza sanitaria da coronavirus ha provocato problemi alla catena di distribuzione e ha colpito i mercati esteri provocando quindi un considerevole allungamento dei tempi medi di consegna e un forte crollo degli ordini esteri, l’indagine di febbraio ha osservato segnali incoraggianti come l’indebolimento della
contrazione del settore manifatturiero dell’Eurozona. La produzione si è contratta al tasso più lento in quasi un anno e, nonostante il calo degli ordini esteri, i nuovi ordini totali sono diminuiti al tasso più debole in 15 mesi a causa dell’aumento della domanda interna, in particolare da parte dei consumatori” – ha dichiarato Chris Williamson, Chief Business Economist presso IHS Markit – aggiungendo che se da una parte il ritorno all’operatività di tante fabbriche cinesi dopo le protratte vacanze del Capodanno potrebbe aiutare a risolvere i vincoli legati alla fornitura a livello globale, il rischio di una maggiore diffusione dell’epidemia da coronavirus favorirebbe una maggiore avversione al rischio e una riduzione della spesa da parte delle aziende e dei privati“.

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