Eurostat: tra le aree ricche d’Europa Bratislava batte Milano, arretra il Sud

I dati del dossier "Regional Gdp per capita" mostrano un divario netto con le altre regioni dei paesi europei

Eurostat boccia l’Italia con il dossier “Regional Gdp per capita” che mostra l’indice globale di competitività delle zone delle nazione europee.

Dati allarmanti che mostrano un divario netto tra il nostro e il resto d’Europa, con numeri sorprendenti anche rispetto alle zone dell’est. L’esempio di Milano è tra i più preoccupanti: il capoluogo lombardo non figura tra le prime 21 aree Ue per Pil pro capite. La Lombardia, con 38.000 euro che rappresentato il 128% della media europea,  è nettamente staccata da  Londra, dall’Ile-de-France, da ben cinque aree tedesche, da Vienna e Salisburgo.

Davanti a Milano ci sono anche Praga e Bratislava. La capitale della Slovacchia si piazza all’ottavo posto tra le regioni più ricche dell’Unione Europea vantando un PIL pro capite pari al 179% della media UE. I dati del 2017 raccolti da Eurostat mostrano una grande disuguaglianza tra i vari stati europei. Nessuna regione italiana è nella parte alta del classifica: il PIL del nostro paese è inferiore alla media UE.

Secondo il dossier pubblicato da Eurostat, la regione più ricca è quella dell’Inner London West, con un PIL pari al 626% rispetto alla media UE. Seguono Lussembrgo, Dublino, Amburgo e Bruxelles. Sesto posto per l’Eastern & Midland irlandese che precede Praga e Bratislava, a pari merito con l’aria dell’Alta Baviera.

In Italia si registra un arretramento da parte del Mezzogiorno. Nel 1951, stando ad uno studio condotto da Confindustria, la Sicilia faceva un ottavo del PIL italiano, mentre adesso non arriva ad un diciannovesimo. Il confronto con la Yugozapden, regione della Bulgaria vicino a Sofia, è significativo. Nel 2000, il suo PIL pro capite era pari al 37% di quello europeo, mentre adesso è salito al 79%. La Yugozapaden stacca di venti punti la Sicilia e di dieci la Sardegna, oltre a tutte le altre regioni meridionali d’Italia, Abruzzo escluso.

Crolla anche il potere di acquisto che perde mille euro negli ultimi sette anni. In Italia, la quota dei salari sul PIL è al 59,9%, uno dei rapporti più bassi d’Europa. Su 15 milioni di lavoratori dipendenti italiani, solo nel settore privato, ben 12 milioni hanno una retribuzione lorda sotto i 30 mila euro e circa 4,3 milioni di loro non arriva a 10 mila euro lordi all’anno.

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