Europarlamento:”La Cina non è un’economia di mercato”

(Teleborsa) – La Cina non è un’economia di mercato, almeno fintanto, il Dragone non avrà soddisfatto i cinque criteri stabiliti dall’UE per definire le economie di mercato. E’ quanto rileva il Parlamento Europeo in una risoluzione non legislativa approvata oggi.

Gli eurodeputati affermano che” fintanto che la Cina non avrà soddisfatto i cinque criteri stabiliti dall’UE per definire le economie di mercato, le sue esportazioni verso l’UE devono essere trattate con una metodologia ‘non standard’, che serve a determinare se in Cina i prezzi delle esportazioni sono prezzi di mercato o oggetto di sovvenzioni, al fine di assicurare la parità di condizioni per l’industria UE e difendere l’occupazione. Da più parti, infatti, gli imprenditori europei accusa la Cina di vendere sotto costo.

Tuttavia, l’UE deve trovare il modo per fare tutto ciò in conformità con i suoi obblighi internazionali nell’Organizzazione mondiale del commercio (OMC), in particolare il protocollo OMC di adesione della Cina, che prevede cambiamenti nel modo in cui la Cina dovrà essere considerata dopo l’11 dicembre 2016, visto che li Protocollo firmato nel 2001, ha permesso alla Cina di entrare nell’Organizzazione mondiale del Commercio prevede che alla scadenza di un periodo di 15 anni, dopo i quali, l’Unione deve decidere se concedere al Dragone lo status di “economia di mercato”.

Nella risoluzione adottata, con 546 voti favorevoli, 28 voti contrari e 77 astensioni, i deputati invitano la Commissione Europea a presentare una proposta che trovi un equilibrio tra queste esigenze.

I deputati esortano la Commissione a tener conto dei timori espressi dall’industria europea, dai sindacati e da altri soggetti interessati, circa le possibili conseguenze per l’occupazione, l’ambiente e la crescita economica nell’UE.

La sovraccapacità produttiva della Cina e le conseguenti esportazioni a prezzi ridotti stanno già avendo “pesanti conseguenze sociali, economiche e ambientali nell’UE”, specialmente per quanto riguarda il settore siderurgico dell’UE.

I deputati sottolineano che 56 delle attuali 73 misure comunitarie antidumping in vigore si applicano alle importazioni dalla Cina.

Nonostante questo, gli eurodeputati evidenziano “l’importanza del partenariato tra l’UE e la Cina”.

La Cina è il secondo partner commerciale dell’UE e, con un interscambio commerciale giornaliero di ben oltre 1 miliardo di euro, il mercato cinese “è stato il principale motore di redditività per una serie di industrie e marchi dell’UE”.

I deputati “si oppongono a qualsiasi concessione unilaterale alla Cina dello status di economia di mercato” e chiedono di coordinarsi con gli altri principali partner commerciali per giungere a un’interpretazione congiunta del diritto dell’OMC. Invitano la Commissione a utilizzare i prossimi vertici del G7 e del G20, nonché il vertice UE-Cina, per trovare una risposta compatibile con l’OMC.

Infine nella risoluzione si sottolinea la “necessità imminente” di una riforma generale degli strumenti di difesa commerciale dell’UE e si invita il Consiglio a sboccare una serie di proposte per modernizzarli, come già richiesto dal Parlamento nel 2014.

In un recente dibattito in plenaria su come trattare con le importazioni cinesi dopo l’11 dicembre 2016, il commissario europeo Vytenis Andriukaitis ha detto ai deputati che la Commissione sta lavorando a una nuova serie di normative che includeranno -nel rispetto delle norme dell’OMC – un sistema di difesa commerciale forte e che se ne sarebbe discusso “prima della pausa estiva”.

Se la Commissione europea dovesse proporre il riconoscimento della Cina come economia di mercato nel diritto comunitario, il Parlamento avrebbe il diritto di co-decisione con il Consiglio.

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