Europa, focus su diversificazione fonti dopo stop gas russo a Finlandia

(Teleborsa) – A due giorni di distanza dalla presentazione della domanda per aderire alla NATO, la Finlandia si trova a fronteggiare la prima contromisura della Russia. Gasum, il distributore di gas di proprietà dello Stato finlandese, ha dichiarato che le importazioni di gas naturale dalla Russia saranno interrotte da sabato. Le forniture perse avranno probabilmente un impatto limitato sull’economia della nazione nordica, con il gas che rappresenta solo circa il 5% del suo mix energetico e viene utilizzato principalmente dalle fabbriche, ma è un campanello d’allarme anche per gli altri paesi europei.

Si moltiplicano infatti le iniziative dei vari stati per diminuire la dipendenza dalle forniture russe. Per il prossimo inverno, il governo finlandese ha concordato di affittare un terminale GNL galleggiante insieme all’Estonia. “La nuova nave GNL è un passo significativo nel miglioramento della sicurezza dell’approvvigionamento energetico in Finlandia – ha detto il ministro delle finanze Annika Saarikko – Ciò consentirà di staccarsi dall’energia russa. L’importanza del progetto non può essere sottovalutata ora”.

La Germania tenta di diversificare le proprie fonti

Oggi Qatar e Germania hanno firmato accordi per approfondire la loro partnership energetica, con particolare attenzione alle forniture di idrogeno e gas naturale liquefatto (GNL). “La questione della sicurezza energetica gioca un ruolo importante per noi. La Germania svilupperà le sue infrastrutture per essere in grado di importare gas liquefatto via nave”, ha detto il cancelliere tedesco Olaf Scholz durante una conferenza stampa congiunta con l’emiro del Qatar, lo sceicco Tamim bin Hamad Al Thani.

La Germania potrebbe ricevere gas naturale liquefatto nel 2024 da Golden Pass, una nuova struttura negli Stati Uniti di cui Qatar Energy è uno stakeholder. Inoltre, Scholz ha affermato che la Germania costruirà due nuovi terminali GNL per accelerare l’importazione di gas naturale liquefatto da altri paesi, con le nuove strutture che dovrebbero essere completate entro il 2026.

L’allarme per l’Italia nonostante i passi avanti

Nella giornata odierna è arrivata un allarme anche per l’Italia. L’analisi delle infrastrutture di approvvigionamento del gas esistenti, effettuata dagli analisti di CDP, “evidenzia come l’Italia risulti vicina alla soglia critica di inadeguatezza” e il sistema “incontrerebbe serie difficoltà a soddisfare la domanda massima giornaliera di gas” in caso di stop completo del flusso dalla Russia.

L’Italia, sottolinea il rapporto, “è tra i Paesi europei energeticamente più dipendenti dall’estero: quasi tre quarti delle materie prime arrivano da Paesi terzi (73% a fronte di una media Ue del 57%)” e soprattutto da “un numero limitato di paesi caratterizzati da elevati profili di rischio geopolitico”. L’Italia “più di altri paesi europei ha intrapreso un percorso di riduzione della dipendenza dall’estero” ma l’economia è “ancora molto dipendente dal gas russo” in un contesto in cui il gas naturale rappresenta il 42% dei consumi interni di energia.

I timori per la recessione con taglio alle forniture

Gli analisti continuano intanto a evidenziare i rischi di una recessione con una improvvisa interruzione delle forniture di gas russo all’Europa, con l’economia dell’Eurozona che si contrarrebbe alla fine del 2022 o all’inizio del 2023 secondo Fitch. Secondo l’agenzia di rating, una perdita del 30% delle forniture di gas si tradurrebbe in un calo del 2% del PIL della zona euro, mentre per la Germania la perdita della fornitura di gas russo comporterebbe un calo del PIL vicino al 4%. “Nel tempo ci sarebbe la possibilità di sostituire le forniture russe perse con altre fonti di gas ed energia – si legge nel rapporto – Ma una perdita immediata delle importazioni russe, un rischio significativo e in aumento con il protrarsi della guerra in Ucraina, sarebbe praticamente impossibile da sostituire completamente nel breve periodo”.