Europa, Fitch avverte: “Impatto razionamento gas pesante con taglio PIL fra 1% e 2%”

(Teleborsa) – Una recessione è più probabile in Europa se ci sarà un razionamento di gas dovuto ad un’improvviso stop o riduzione delle forniture. Per l’agenzia di rating Fitch i rischi sono aumentati “in modo significativo” dopo la recente interruzione delle forniture attraverso il gasdotto Nord Stream 1.

“Nel nostro Global Economic Outlook di giugno le nostre previsioni di crescita per l’Eurozona – al 2,6% nel 2022 ed al 2,1% nel 2023 -erano supportate da uno scenario di base che non presupponeva né un arresto improvviso delle esportazioni russe di gas naturale nell’Eurozona né alcun razionamento del gas”, spiega l’agenzia statunitense, aggiungendo “il recente calo dei flussi di gas russo verso l’Europa ha rinnovato la preoccupazione che la Russia sia pronta a utilizzare le esportazioni di gas come strumento politico, con la Germania che ha recentemente attivato la fase due del piano di emergenza nazionale”.

“La continua interruzione delle importazioni di gas attraverso il gasdotto Nord Stream 1, a meno che non venga compensata con flussi più elevati attraverso altri gasdotti – si sottolinea – ostacolerebbe la capacità del continente di soddisfare il fabbisogno di gas durante l’alta stagione del riscaldamento invernale, nonostante gli sforzi per costruire riserve e ridurre la dipendenza dal gas russo”.

Per Fitch il razionamento del gas è ora uno scenario sempre più probabile, che potrebbe ad un taglio della crescita del PIL della Zona Euro tra 1 e 2 punti percentuali nel 2023. Il razionamento di gas infatti intaccherebbe la produzione delle industrie che utilizzano il gas come input chiave, con un impatto a catena sulle imprese lungo tutta la catena di approvvigionamento. C’è da tener conto che negli ultimi anni le importazioni di gas russo hanno rappresentato circa il 30% del totale delle importazioni per l’eurozona e il 60% del consumo di gas tedesco.

Ovviamente l’impatto preciso sul PIL dipenderebbe dai livelli di razionamento, le cui stima è altamente incerta, mentre i piani dell’UE di aumentare il gas in stoccaggio all’80% della capacità entro il 1° novembre sembrano impegnativi. In ogni caso, il raggiungimento dell’obiettivo aumenterebbe le riserve dell’UE solo al 20% del consumo annuo di gas, dall’attuale 15% circa.

Inoltre, dalla quantificazione degli impatti sul PIL si omettono diversi fattori, tra cui lo shock sui redditi reali delle famiglie e sulla spesa derivante dall’aumento dei prezzi dell’energia, l’impatto della maggiore incertezza sulla spesa in conto capitale e le ricadute transfrontaliere dovute alla minore crescita in Germania e Italia. Un sostegno fiscale mirato potrebbe in parte compensare lo shock sui redditi reali, ma è improbabile che la BCE cambi rotta sulla stretta monetaria.

Fitch ricorda che le sue previsioni di giugno indicavano una crescita modesta dello 0,1% del PIL dell’Eurozona trimestre su trimestre dal secondo al quarto trimestre 2022, graze al rimbalzo dei servizi e dell’attività turistica, il razionamento del gas e l’aumento dei prezzi potrebbero facilmente guidare due trimestri consecutivi di contrazione del PIL nel quarto trimestre 2022 e nel primo trimestre 2023, quando la domanda di energia è particolarmente elevata. Una leggera contrazione del PIL in entrambi i trimestri comporterebbe un taglio delle previsioni di crescita dell’Eurozona per il 2023 a circa l’1% dal 2,1% già indicato.